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Ansia per la salute

Il termine ipocondria nel tempo ha assunto delle connotazioni negative, infatti molte persone pensano che chi soffre di un disturbo di questo tipo sia un malato immaginario o qualcuno che trae gratificazioni dal presentarsi agli altri come ammalato. In realtà chi soffre di questo disturbo e spesso veramente disperato, temendo di essere affetto o di poter morire per qualche terribile malattia. Il nuovo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM, 2013) ha sostituito il termine ipocondria includendo il disturbo in una nuova categoria denominata Disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati e denominandolo Disturbo da ansia di malattia. Per comprendere l’essenza di questa problematica, basterebbe riflettere sul disagio che tutti abbiamo avvertito, almeno una volta nella vita, nell’attesa di risultati di esami medici o a causa di qualcosa di strano notato sul nostro corpo. Il disturbo emerge tuttavia quando le preoccupazioni sulla salute diventano eccessive, sproporzionate e persistenti, nonostante la negatività degli esami effettuati o le rassicurazioni dei medici. Le persone che soffrono di ansia di malattia sviluppano una serie di comportamenti tendenti al controllo ossessivo del corpo, alla ricerca di rassicurazioni continue o all’evitamento di alcune situazioni. Questa fragilità causa un disagio significativo e mette in pericolo la capacità della persona di gestire la quotidianità.

 

Storie

Marco un impiegato di 36 anni entra nello studio di uno specialista cardiologo provvisto di pagine scaricate da internet che descrivono i sintomi di un attacco cardiaco. Dice di non sentirsi ascoltato dal medico di base, il quale afferma che non ha di che preoccuparsi, mentre lui invece teme di avere problemi al cuore che potrebbero causare la sua morte per infarto. Riferisce di essere preoccupato di avere per il cuore, e che potrebbe avere lo stesso problema del padre morto 5 anni prima di infarto. Quando il medico gli chiede quali sono i sintomi che prova, Marco dice di lamentare dolori vaghi al torace ed una fitta al lato sinistro del torace che lo infastidisce quotidianamente. Se gli si chiede quali accertamenti ha effettuato, risponde di aver già fatto elettrocardiogrammi e diversi altri esami, che non hanno evidenziato alcunché, ma il senso di sollievo dopo i referti negativi dura pochi giorni, poi inizia questo pensare che si sia trascurato qualcosa è che questi esami non siano sufficienti a provare l’assenza del disturbo. Quando lo specialista gli chiede che cosa si aspetta dalla visita, risponde <penso siano necessari ulteriori esami ematici ed un altro elettrocardiogramma, ma il mio medico di base lo ritiene superfluo, e mostra alcune pagine scaricate da internet secondo le quali alcuni esami specifici siano in grado di accertare l’eventuale presenza di problemi cardiaci, quando lo specialista suggerisce altri approcci, Marco diventa sempre nervoso e termina si alza a lascia lo studio dicendo : <anche lei non mi capisce, cercherò un altro dottore che mi ascolti e mi prescrive gli esami di cui ho bisogno>.

Luca descrive così lo stato di disagio che ormai lo accompagna da due anni : <Le preoccupazioni ed i sintomi sono apparsi dopo la mononucleosi che ho avuto un anno e mezzo fa. Mi sono sottoposto negli ultimi mesi a numerosi controlli medici a causa di del mio terribile stato di stanchezza che associavo allo sviluppo di qualche patologia, non ancora diagnosticata. Nonostante tutti gli esami abbiano avuto esito negativo continuo a preoccuparmi continuamente. Le preoccupazioni sono causate dalle mie sensazioni fisiologiche di stanchezza e da sintomi vari che stanno condizionando la mia vita, in particolare ultimamente non riesco a svolgere nessuna attività nella mia quotidianità>”.

Gianna ha 28 anni, è sposata, ma sta vivendo una separazione conflittuale con il coniuge. È infermiera in ospedale ed ha richiesto recentemente una visita psichiatrica . È stata già visitata da un neurologo ed ha fatto molti esami fra cui una risonanza magnetica. Mediamente consulta il medico di base tre o quattro volte a settimana per essere rassicurata circa il fatto di non avere la sclerosi multipla. Le sue rassicurazioni la tranquillizzano solo per poco, poi viene assalita nuovamente dal dubbio di non essere stata capita di aver trascurato di raccontare qualche suo sintomo che ritiene indispensabile riferire per consentire al medico di fare una diagnosi corretta. Due mesi prima si era recata presso il locale pronto soccorso durante un attacco di panico, insistendo con il personale di valutare i suoi sintomi perché aveva il timore di avere la sclerosi multipla. Le rassicurazione del medico furono molto dettagliate in quella occasione, venne detto a Gianna che quei sintomi potevano comparire solo in casi molto rari di sclerosi multipla. E queste situazioni sarebbero state molto difficilmente diagnosticabili. Queste spiegazioni anziché rassicurarla, procurarono un incremento delle sue preoccupazioni, e le diedero la conferma che dovevano essere effettuati ulteriori test per escludere il rischio di sclerosi multipla. Nel corso della visita psichiatrica racconta dei suoi sintomi frequenti ed intensi (capogiri, formicolii e dolori vaghi e intermittenti in varie parti del corpo) affermando di essere sicura di avere la sclerosi multipla. Gianna è affetta da attacchi di panico a causa dei quali ha iniziato a prendere diversi farmaci sempre sospesi a causa della paura per gli effetti collaterali. Afferma nel corso del colloquio con lo psichiatra di aver prenotato la visita a seguito delle insistenze del marito e del medico di base, ma non crede i suoi disturbi siano di natura psicologica. Afferma che il suo non è un problema immaginario e che sta davvero male perché avverte veramente i sintomi che descrive nonostante nessuno la prenda sul serio.

 

Disturbo da ansia di malattia

L’aspetto centrale del disagio è rappresentato dalla paura di avere una grave malattia che insorge a causa di una interpretazione sbagliata o da un aggravamento improvviso di sintomi fisici minori. Le preoccupazioni persistono nonostante le rassicurazioni e le numerose visite mediche. Mentre la preoccupazione può nascere da un segno o da una sensazione fisica non patologica, tuttavia il disagio dell’individuo non proviene principalmente dal sintomo in sé, quanto piuttosto dalla sua ansia per il senso, il significato attribuito o la causa del sintomo sperimentato. Gli individui con disturbo da ansia di malattia si allarmano facilmente riguardo la malattia, anche solo sentendo che qualcun altro si è ammalato o leggendo una notizia legata alla salute. I tentativi del medico di rassicurare e alleviarne i sintomi generalmente non riducono le preoccupazioni dell’individuo e possono addirittura aumentarle. Le preoccupazioni riguardo alla malattia assumono un posto di rilievo nella vita dell’individuo, influenzando le attività quotidiane, e possono persino provocare invalidità. In queste circostanze la malattia diventa un elemento centrale dell’identità e dell’immagine di sé dell’individuo diventando un frequente argomento di conversazione. Anderson, Saulsman, e Nathan, (2011) nella loro guida “Helping Health Anxiety” pubblicata dal Centre for Clinical Interventions, riportano la seguente concettualizzazione del fenomeno dell’ansia per la salute (ed il Disturbo da ansia di malattia). Gli autori sostengono che tali manifestazioni sono caratterizzate anche dalla presenza a carico del soggetto di un particolare set cognitivo (fattori cognitivi) fatto di norme e assunzioni inutili, inesatte o inflessibili riferite alla propria salute (ad esempio “Devo prendere sul serio tutti i sintomi ed i cambiamenti corporei”; “Devo essere sano e senza sintomi”; “Devo riferire tutte le nuove sensazioni corporee ad uno specialista” ecc.). A differenza della maggior parte delle persone, che non presta molta attenzione al disagio connesso ai cambiamenti minimi delle loro funzioni corporee (ad esempio, la frequenza cardiaca, la produzione di saliva ecc.) o agli aumenti o diminuzioni nei loro livelli di energia, le persone con disturbo d’ansia da malattia credono che la loro salute sia in pericolo e diventano ipersensibili al fine di proteggersi. Queste persone tendono a prestare maggiore attenzione (focalizzazione sulle sensazioni) alle sensazioni o ai cambiamenti nei loro corpi, notando cose che altri avrebbero semplicemente ignorato. L’ansia per la salute si attiva quando alcuni stimoli (triggers) si combinano ad una serie di regole sanitarie inflessibili e imprecise o ad assunzioni erronee. Questi trigger possono essere interni (sensazioni fisiologiche) oppure esterni, rilevati dalla persona nel proprio ambiente. Occorre sottolineare che ad innescare la reazione ansiosa intervengono inevitabilmente fattori cognitivi quali l’interpretazione catastrofica delle sensazioni corporee e l’interpretazione catastrofica delle informazioni sanitarie correlate ai sintomi, in conseguenza di ciò il soggetto scatena una risposta di attacco/fuga tipica dell’ansia che porta a modificazioni fisiologiche. I soggetti affetti da Disturbo da ansia di malattia tendono a preoccuparsi per la loro salute, continuando a sentirsi ansiosi e ad impegnarsi in comportamenti di controllo e ricerca di rassicurazioni nel tentativo di ridurre il livello della stimolazione ansiosa. Il soggetto con elevata ansia per la salute si impegna altresì in frequenti e ripetuti controlli del proprio stato fisico (allo specchio per rilevare eventuali segni di asimmetria, zone di diverso colore, o nuovi nei o noduli; ecc.). In alcuni casi, gli sforzi fatti dal soggetto per controllare i segni di malattia possono incrementare gli stessi sintomi o addirittura farne insorgere di nuovi. Mentre il controllo e la richiesta di rassicurazione sono messi in atto per diminuire le sensazioni ansiogene attive, l’evitamento ed i comportamenti di sicurezza rappresentano strategie utilizzate per cercare di impedire al soggetto di sperimentare in futuro la risposta ansiosa. Le persone che soffrono di Disturbo da ansia di malattia in genere cercano di evitare i trigger interni evitando quindi di impegnarsi in attività che conducono a modificazione dello stato fisiologico (ad esempio esercizio fisico, salire le scale, bere il caffè, ecc.) ed esterni, evitando persone, luoghi o situazioni connesse ad eventuali problemi di salute (ad es. professionisti medici o check-up, ambulatori medici, guardare il telegiornale, ecc.). Tali comportamenti di prevenzione, nel breve periodo, forniscono un momentaneo sollievo al soggetto ma, l’evitamento, a lungo termine, causa il mantenimento delle paure peggiorando la situazione. Con il termine di “comportamenti di sicurezza” ci si riferisce invece ad una forma più sottile di elusione in cui i pazienti sviluppando piani di sicurezza che consentono loro di affrontare la situazione.

 

Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio

La prevalenza nella popolazione a 1-2 anni varia tra l’1,3 ed il 10%. Nelle popolazioni mediche ambulatoriali, i tassi di prevalenza a 6 mesi /1 anno variano fra il 3% e l’8%. Uomini e donne sono ugualmente affetti dal disturbo. Benché i sintomi possano esordire in qualsiasi età più comunemente si presentano sintomi tra i 20 e i 30 anni.. Molti fattori possono intervenire nell’influenzare la vulnerabilità sviluppare il disturbo; i seguenti fattori sono stati messi in relazione allo sviluppo di ansia per la salute:

  • esperienze durante l’infanzia e background familiare; è stato evidenziato che gli individui cresciuti in ambienti familiari caratterizzati da elevati livelli di stress, conflitti o abusi sviluppano più facilmente disturbi d’ansia e depressivi;
  • apprendimento sociale; l’apprendimento per imitazione di comportamenti e convinzioni osservati in persone emotivamente e affettivamente significative è un altro fattore importante nell’influenzare la vulnerabilità individuale;
  • esperienze familiari di gravi malattie o morte; frequentemente l’ansia per la salute appare correlata a esperienze traumatiche, inerenti la morte o gravi malattie occorse ad amici o membri della famiglia, durante l’infanzia o l’età adulta;
  • fattori biologici; oggi è generalmente accertato che l’ansia e la depressione siano mediate da neurotrasmettitori quali la serotonina e la noradrenalina;
  • influenza dei media; spesso i media e internet possono contribuire al manifestarsi dell’ipocondria in soggetti vulnerabili; articoli giornalistici, programmi televisivi e campagne di informazione riguardanti malattie gravi, tipo il cancro o la sclerosi multipla, ritraggono spesso queste malattie come qualcosa di oscuro, inevitabile, che può colpire a caso chiunque.

Interventi e trattamenti

I risultati di numerosi studi indicano che i trattamenti psicologici strutturati di orientamento cognitivo-comportamentale (TCC) risultano efficaci nel trattamento del disturbo d’ansia di malattia. Le componenti dei principali interventi di TCC sono :

  • la psico-educazione; finalizzata a far comprendere alla persona le caratteristiche del modello tipico del disturbo e delle sue principali componenti, con l’obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza del disagio;
  • l’insegnamento dei principi dell’attenzione selettiva; procedura finalizzata ad istruire la persona sulla possibilità di dirigere attivamente la propria attenzione su stimoli diversi dalle sensazioni fisiche che scatenano la risposta d’ansia;
  • l’esposizione e la prevenzione della risposta; messe in atto con l’obiettivo di fronteggiare in maniera graduale le situazioni e le attività evitate senza l’ausilio dei numerosi meccanismi di controllo e rassicurazione utilizzati dalla persona per alleviare l’ansia nel breve periodo.

Gli studi controllati sull’efficacia di trattamenti farmacologici dell’ipocondria sono di numero inferiore a quelli relativi alle terapie cognitivo-comportamentali. Il ruolo principale della farmacoterapia quando utilizzata come strategia di intervento, dovrebbe consistere nella riduzione dei sintomi di altri disturbi, per esempio la depressione, eventualmente presenti. I farmaci, ove necessari, dovrebbero essere prescritti al fine di aumentare l’efficacia di interventi concomitanti come la psicoterapia o la psico-educazione.

 

Bibliografia

Anderson, Saulsman, e Nathan (2011) .“Helping Health Anxiety” . Centre for Clinical Interventions

  1. Leveni, M. Lusetti, D. Piacentini (2011) . Ipocondria. Guida per il clinico e manuale per chi soffre del disturbo. Edizioni Erikson

American Psychiatric Association (APA) 2013. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm5)

 

12/05/2020

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