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DAL CAOS ALLA DIREZIONE: LA PSICOLOGIA DEL "GOAL SETTING" NEL CAMBIAMENTO PERSONALE

Perché definire gli obiettivi non è solo una questione organizzativa, ma un potente strumento di regolazione emotiva.

Nel panorama della psicologia del cambiamento, esiste un assioma fondamentale spesso trascurato: il movimento non equivale necessariamente al progresso. Un cambiamento privo di una direzione precisa rischia di trasformarsi in un mero “movimento casuale”, un dispendio di energie che non porta a una reale evoluzione. Per trasformare l’intenzione in risultato, è necessario padroneggiare l’arte della definizione degli obiettivi, o Goal Setting.

L’anatomia di un obiettivo efficace

La ricerca clinica suggerisce che l’efficacia di un percorso terapeutico o di crescita personale dipende largamente dalla qualità degli obiettivi stabiliti. Un obiettivo vago come “voglio stare meglio” non offre appigli operativi al nostro cervello. Al contrario, per essere funzionali, gli obiettivi devono possedere caratteristiche specifiche:

  1. Concretezza e misurabilità: l’obiettivo deve essere tangibile. Dobbiamo poter stabilire in modo oggettivo se e quando è stato raggiunto.
  2. Realismo: un obiettivo irraggiungibile genera frustrazione e disinvestimento (impotenza appresa). Un obiettivo realistico, invece, stimola il senso di auto-efficacia.
  3. Appartenenza (ownership): gli obiettivi devono essere nostri. La motivazione intrinseca è l’unico carburante in grado di sostenere lo sforzo nel lungo periodo.

Il potere cognitivo della scrittura

Un passaggio cruciale nel processo di definizione è l’atto di “mettere nero su bianco”. Non si tratta di un semplice esercizio burocratico, ma di un processo cognitivo di esternalizzazione. Quando un desiderio o una paura rimangono confinati nella mente, occupano risorse cognitive e alimentano l’incertezza. Scrivere l’obiettivo cambia la nostra relazione con esso:

  • Riduzione dell’incertezza: l’astratto diventa concreto. Il cervello smette di percepire il cambiamento come una minaccia diffusa e inizia a vederlo come una sfida strutturata.
  • Gestione dell’ansia: la paura, di fronte a un piano definito, smette di essere paralizzante. Il caos prende forma e l’ansia si trasforma in attenzione focalizzata. La strada da percorrere, per quanto ardua, diventa visibile.

La teoria del “prossimo passo”

Uno degli errori più comuni è farsi sopraffare dalla grandezza della visione finale. L’approccio transdiagnostico moderno suggerisce di utilizzare l’obiettivo finale come una “Stella Polare”: serve a orientare la direzione, non a definire l’azione immediata. Non è necessario visualizzare l’intero percorso nei minimi dettagli, operazione che spesso genera ansia anticipatoria. Ciò che è indispensabile è identificare il prossimo passo. Focalizzarsi sull’azione immediata riduce il carico emotivo e permette di attivare un ciclo di feedback positivo: ogni piccolo passo compiuto rinforza la fiducia nella propria capacità di agire.

Il Webinar” Il Protocollo transdiagnostico nell’era digitale” del 19 dicembre 2025

Per approfondire le sfide cliniche legate alla motivazione e alla definizione degli obiettivi, la SSPBasilicata (Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Basilicata) promuove un appuntamento di rilievo internazionale. Il prossimo 19 dicembre, si terrà il webinar ‘Il protocollo transdiagnostico nell’era digitale’, che vedrà la partecipazione straordinaria della Prof.ssa Azucena García-Palacios dell’Università Jaume I.
L’incontro rappresenta un’opportunità unica per dialogare con una delle massime esperte mondiali nell’integrazione tra protocolli clinici avanzati e nuove tecnologie, esplorando come gli strumenti digitali possano potenziare l’alleanza terapeutica e l’efficacia del cambiamento

Bibliografia

  1. Locke, E. A., & Latham, G. P. (2002). Building a practically useful theory of goal setting and task motivation: A 35-year odyssey. American Psychologist, 57(9), 705–717. (Il testo fondamentale sulla teoria del Goal Setting).
  2. Barlow, D. H., et al. (2017). Unified Protocol for Transdiagnostic Treatment of Emotional Disorders. Oxford University Press. (Riferimento al contesto clinico e strutturato del cambiamento).
  3. García-Palacios, A., et al. (2014). The utility of virtual reality for the treatment of emotional disorders. In Annual Review of Cybertherapy and Telemedicine. (Per approfondire il legame tra protocolli clinici e strumenti digitali citato nel contesto accademico).
  4. Bandura, A. (1997). Self-efficacy: The exercise of control. W.H. Freeman. (Per il concetto di auto-efficacia legato agli obiettivi realistici).
  5. Doraskin, R. (2015). The Psychology of Goal Setting. In Psychology Today. (Sull’impatto della scrittura degli obiettivi sulla riduzione dell’ansia).

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