La falsa attesa della motivazione: perché agire prima di sentirsi pronti è la chiave del cambiamento
Come il Protocollo Transdiagnostico ridefinisce il rapporto tra azione, valori e identità nell’era digitale
Spesso cadiamo nella trappola di credere che la motivazione sia un prerequisito indispensabile per l’azione.
Aspettiamo la “giusta spinta”, l’ispirazione perfetta o la scomparsa dell’ansia per muovere il primo passo verso un cambiamento importante: iniziare una psicoterapia, affrontare una paura, modificare un’abitudine, prendere una decisione rimandata da anni.
La moderna psicologia clinica – in particolare l’approccio cognitivo comportamentale e i protocolli transdiagnostici – suggerisce però un cambio di paradigma radicale: non è la motivazione a generare l’azione, ma è l’azione stessa a generare motivazione.
(Per un inquadramento più ampio sul perché il futuro della CBT è transdiagnostico, vedi l’articolo: “Dal disturbo all’emozione: perché il futuro della CBT è transdiagnostico”.
Il paradosso dell’azione: iniziare per sentirsi pronti
Uno degli errori cognitivi più diffusi è l’idea di dover prima sentirsi pronti per poter agire.
La ricerca comportamentale mostra che l’attesa di uno stato emotivo ideale porta spesso alla procrastinazione e all’evitamento: più aspettiamo di avere voglia, meno agiamo; meno agiamo, più la situazione ci appare insormontabile.
L’attivazione comportamentale rovescia questo schema:
si parte da piccoli passi concreti,
anche in presenza di emozioni spiacevoli (ansia, tristezza, vergogna, senso di inadeguatezza),
lasciando che sia il comportamento a inviare al cervello un nuovo segnale di competenza
Ogni passo, anche minimo, contribuisce a cambiare la narrazione che facciamo di noi stessi: da “non ce la farò mai” a “sto provando, anche se non è perfetto”.
La motivazione profonda: valori vs emozioni passeggere
Non tutta la motivazione è uguale. Possiamo distinguere tra:
Motivazione fragile:
si basa sull’emozione del momento (entusiasmo iniziale, euforia, ispirazione).
È instabile e tende a crollare alla prima difficoltà, al primo calo d’umore, al primo insuccesso.Motivazione profonda o valoriale:
è radicata nei valori personali e nelle scelte identitarie.
Non dipende da come mi sento oggi, ma da chi voglio diventare nel lungo periodo.
Questo tema dialoga direttamente con quanto abbiamo discusso in
“DAL CAOS ALLA DIREZIONE: la psicologia del goal setting nel cambiamento personale”,
dove la definizione degli obiettivi viene presentata come strumento di regolazione emotiva e non solo di organizzazione pratica.
L’approccio transdiagnostico – come il Protocollo Unificato o le terapie basate sulla Acceptance and Commitment Therapy (ACT) – lavora proprio su questo livello: aiutare la persona a riconoscere ciò che conta davvero e a impegnarsi in azioni coerenti con i propri valori, anche quando le emozioni sono difficili.
Il ciclo evitamento – sollievo – blocco del cambiamento
Dal punto di vista CBT, il problema non è solo “non avere motivazione”, ma essere intrappolati in un ciclo di evitamento:
Compare un’emozione spiacevole (ansia, tristezza, senso di inadeguatezza).
Per non sentirla, evito l’azione: rimando, mi distraggo, mi dico “non è il momento”.
A breve termine mi sento sollevato: l’emozione cala.
A lungo termine, però, il messaggio che invio a me stesso è: “non sono capace”, e il cambiamento diventa sempre più distante.
In altri articoli del blog SSP Basilicata, come “Le emozioni come informazioni: cosa ci dicono davvero e perché non vanno eliminate”, abbiamo visto come le emozioni non siano “nemici da zittire”, ma segnali che possono orientarci se impariamo a leggerli e a tollerarli, anziché evitarli sistematicamente.
I protocolli transdiagnostici mirano a spezzare questo circolo, insegnando a restare in contatto con l’emozione senza farsi guidare da essa, e a scegliere comunque un comportamento coerente con i propri obiettivi di vita.
L’imperfezione come strategia
Un altro ostacolo tipico è il perfezionismo: l’idea di dover fare subito tutto bene, senza errori, senza esitazioni.
Questo genera una pressione interna così alta da bloccare qualsiasi iniziativa.
L’antidoto clinico non è “abbassare l’asticella”, ma modificare il contratto con se stessi:
“Non devo essere perfetto da subito, devo essere disposto a fare un primo passo imperfetto.”
Accettare l’imperfezione:
riduce il carico cognitivo e l’ansia da prestazione,
rende più probabile che io inizi davvero,
permette l’innesco di un circolo virtuoso: azione → esperienza → apprendimento → maggiore fiducia → nuova azione.
Come lavora il Protocollo Transdiagnostico su questi processi
Il Protocollo Transdiagnostico per i disturbi emotivi non si concentra sul singolo sintomo (ansia, depressione, ossessioni, ecc.), ma sui meccanismi comuni che mantengono la sofferenza: evitamento esperienziale, difficoltà di regolazione emotiva, rigidità cognitiva.
In quest’ottica, il lavoro sul rapporto tra motivazione, azione e valori passa attraverso vari passaggi:
psicoeducazione sulle emozioni: capire che emozioni intense non sono pericolose in sé, e che possono essere attraversate;
consapevolezza emotiva: allenare la capacità di riconoscere e descrivere ciò che si prova, senza reagire automaticamente;
flessibilità cognitiva: mettere in discussione pensieri assoluti come “se non ho voglia significa che non è importante” o “se non sono sicuro al 100% è meglio non fare”;
contrasto dei comportamenti guidati dall’emozione (es. evitare, controllare, rassicurarsi di continuo);
costruzione di azioni impegnate: scelte concrete, graduali e ripetute nel tempo, allineate ai propri valori.
In altre parole, il protocollo lavora sia sui pensieri, sia sulle emozioni, sia soprattutto sui comportamenti che definiscono, giorno dopo giorno, la direzione della nostra vita.
Il digitale come nuovo contesto di cambiamento
Questo articolo si inserisce nel percorso che la Scuola sta portando avanti con il webinar gratuito sul “Protocollo Transdiagnostico (UP) nell’era digitale” con la Prof.ssa Azucena García-Palacios, dedicato proprio a esplorare come integrare l’UP con gli strumenti online.
Per chi desidera approfondire in chiave formativa e clinica:
articolo di approfondimento: “Protocollo Transdiagnostico (UP) nell’era digitale: vantaggi, struttura e applicazioni”;
landing del webinar con programma completo, materiali e iscrizione gratuita:
https://www.sspbasilicata.it/webinar_protocollo_transdiagnostico/;
Realtà virtuale, programmi online e piattaforme interattive non sono solo “contenitori” diversi per la stessa terapia, ma:
permettono di simulare contesti emotivi complessi in modo controllato (ad esempio, situazioni sociali, luoghi temuti, scene che evocano emozioni intense);
rendono possibile monitorare in tempo reale pattern di evitamento e azioni impegnate;
facilitano l’accesso al trattamento a persone che, per distanza geografica o barriere pratiche, difficilmente si rivolgerebbero a un servizio tradizionale.
In questo senso, l’era digitale non sostituisce la relazione terapeutica, ma estende gli spazi in cui la persona può sperimentare nuovi comportamenti e riscrivere la propria storia.
Cosa possiamo portarci a casa
Riassumendo, il messaggio chiave è duplice:
Smettere di aspettare la motivazione giusta.
La motivazione emotiva è instabile; quella valoriale si costruisce nell’azione.Accettare di iniziare in modo imperfetto.
Ogni piccolo comportamento coerente con i propri valori – anche se accompagnato da ansia, dubbio o insicurezza – è già un atto di cambiamento identitario.
La storia personale non si riscrive aspettando il momento perfetto, ma agendo nel momento presente, con tutte le sue imperfezioni.
La motivazione non è un fulmine che cade dall’alto: è un fuoco che si accende sfregando l’azione contro la realtà, un gesto alla volta.
Il contributo del webinar SSP Basilicata
Il webinar del 19 dicembre 2025, dedicato al Protocollo Transdiagnostico nell’era digitale con la prof.ssa Azucena García-Palacios, nasce proprio in questa prospettiva: offrire a clinici e specializzandi uno sguardo privilegiato su come UP e protocolli transdiagnostici stanno venendo adattati al digitale, con esempi concreti di moduli e strategie.
Riferimenti bibliografici
Barlow, D. H., et al. (2017). Unified Protocol for Transdiagnostic Treatment of Emotional Disorders: Therapist Guide. Oxford University Press.
García-Palacios, A., et al. (2014). The use of virtual reality for updating the treatment of emotional disorders. In Virtual Reality in Psychological, Medical and Pedagogical Applications.
Hayes, S. C., Strosahl, K. D., & Wilson, K. G. (2012). Acceptance and Commitment Therapy: The Process and Practice of Mindful Change. Guilford Press.
Martell, C. R., Dimidjian, S., & Herman-Dunn, R. (2010). Behavioral Activation for Depression: A Clinician’s Guide. Guilford Press.


