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L’approccio Trandiagnostico

Oltre le etichette diagnostiche: lavorare con le emozioni nel modello transdiagnostico.

La psicoterapia moderna sta vivendo un cambiamento radicale: l’attenzione si sposta sempre più dalle etichette diagnostiche ai processi psicologici comuni che alimentano la sofferenza. Se per decenni i protocolli di trattamento sono stati costruiti attorno a singoli disturbi (“la terapia per la depressione”, “la terapia per il panico”, “la terapia per il DOC”), oggi la ricerca mostra chiaramente che la realtà clinica è molto più complessa.

I pazienti non si presentano con un disturbo isolato e ben definito, ma con quadri clinici intrecciati: ansia e depressione insieme, ossessioni e disturbi alimentari, fobie e sintomi post-traumatici. Le comorbidità sono la regola, non l’eccezione (Brown et al., 2001). Inoltre, i confini diagnostici sono spesso sfumati, e le categorie del DSM rischiano di catturare solo superficialmente l’esperienza soggettiva.

Il modello transdiagnostico nasce per rispondere a questa complessità. L’idea di fondo è semplice e potente: invece di focalizzarsi su una diagnosi specifica, si lavora sui meccanismi psicologici comuni a diversi disturbi. Questo consente di spiegare perché emozioni come paura, colpa, vergogna, disgusto e tristezza compaiono trasversalmente in condizioni cliniche molto diverse, e perché affrontarle direttamente produce benefici più ampi e duraturi.

Perché il modello transdiagnostico?

Le ricerche degli ultimi vent’anni hanno evidenziato una serie di processi trasversali che contribuiscono al mantenimento della sofferenza (Harvey et al., 2004). Tra questi troviamo:

  • Rimuginio e ruminazione: catene di pensieri ripetitivi, orientati rispettivamente al futuro (ansia) o al passato (depressione).
  • Intolleranza dell’incertezza: la difficoltà a tollerare situazioni imprevedibili, presente in ansia generalizzata, DOC e fobie.
  • Evitamento esperienziale: il tentativo di sfuggire a pensieri ed emozioni spiacevoli, centrale in ansia, depressione e disturbi ossessivi.
  • Difficoltà di regolazione emotiva: incapacità di gestire emozioni intense, tipica dei disturbi di personalità e di molte condizioni internalizzanti.

A questi processi cognitivi si aggiungono le emozioni di base, che non appartengono a una singola diagnosi ma attraversano molti disturbi:

  • Paura, motore primario dell’ansia, ma presente anche in depressione e DOC.
  • Colpa, centrale nella depressione e nelle ossessioni di responsabilità.
  • Vergogna, frequente nei disturbi alimentari, nelle fobie sociali e nei disturbi di personalità.
  • Disgusto, implicato non solo nel DOC da contaminazione ma anche nelle fobie specifiche (es. sangue, animali).
  • Tristezza, al centro della depressione ma anche emozione secondaria nei disturbi d’ansia.

Il cuore del modello transdiagnostico è dunque la constatazione che lavorare direttamente con queste emozioni e con i processi che le mantengono è più efficace che trattare i sintomi a compartimenti stagni.

Vantaggi clinici di un approccio transdiagnostico

  1. Maggiore flessibilità terapeutica
    Il clinico non è vincolato da un protocollo “per disturbo”, ma può lavorare sui processi emotivi condivisi. Ad esempio, se due pazienti presentano problemi con la paura dell’incertezza, si possono applicare strategie simili, indipendentemente dal fatto che uno abbia diagnosi di ansia generalizzata e l’altro di DOC.
  2. Efficacia nelle comorbidità
    Dato che molti pazienti presentano più diagnosi contemporaneamente, intervenire su processi comuni consente di trattare in parallelo diverse aree di sofferenza (McEvoy et al., 2009).
  3. Riduzione della frammentazione
    Il proliferare di protocolli specifici per ciascun disturbo rischia di rendere la psicoterapia un “manuale di ricette” sterminato. Il transdiagnostico semplifica, concentrandosi su un numero ridotto di processi cardine.
  4. Focus sul vissuto emotivo
    La prospettiva transdiagnostica mette al centro le emozioni di base e il modo in cui vengono vissute, evitate o regolate (Mennin & Fresco, 2015). In questo senso, segna un ritorno alle radici della sofferenza psicologica, andando oltre i sintomi superficiali.

 

Un esempio: il disgusto tra DOC e fobie

Un caso clinico chiarisce la logica del modello transdiagnostico.

  • Nel disturbo ossessivo-compulsivo da contaminazione, il paziente prova disgusto e paura toccando oggetti percepiti come sporchi e mette in atto rituali di lavaggio per ridurre l’emozione.
  • Nelle fobie specifiche, come quella per gli animali (es. scarafaggi, topi) o per il sangue, il disgusto è spesso altrettanto centrale: la persona evita il contatto con lo stimolo fobico per non sperimentare la repulsione.

A livello diagnostico, DOC e fobie sono entità distinte. Ma a livello processuale, entrambe condividono il ruolo del disgusto come emozione primaria e l’evitamento esperienziale come strategia disfunzionale.

L’intervento transdiagnostico consisterà quindi nell’aiutare il paziente a esporsi gradualmente al disgusto, tollerandolo senza mettere in atto rituali o evitamenti, e a modificare le credenze catastrofiche legate a questa emozione. La logica clinica è identica, anche se le etichette diagnostiche sono diverse.

Il contributo dell’Unified Protocol

Il lavoro di Barlow e colleghi ha dato forma concreta al modello transdiagnostico attraverso l’Unified Protocol for Transdiagnostic Treatment of Emotional Disorders (Barlow et al., 2017). Questo protocollo integra:

  • Consapevolezza emotiva: insegnare ai pazienti a riconoscere e nominare le emozioni;
  • Rivalutazione cognitiva: ridurre la rigidità dei pensieri che alimentano ansia e colpa;
  • Evitamento esperienziale: favorire l’accettazione e la disponibilità ad affrontare emozioni spiacevoli;
  • Esposizione: promuovere l’apprendimento inibitorio e la tolleranza delle emozioni di base.

Le ricerche hanno mostrato che l’Unified Protocol ha un’efficacia paragonabile ai protocolli specifici di disturbo, con il vantaggio di essere applicabile a un ventaglio più ampio di condizioni cliniche (Sakiris & Berle, 2019).

 

Il modello transdiagnostico rappresenta una delle innovazioni più rilevanti della psicoterapia contemporanea. Significa andare oltre le etichette diagnostiche e lavorare con i processi di fondo che mantengono la sofferenza: paura, colpa, vergogna, disgusto e tristezza.

Questa prospettiva consente al terapeuta di essere più flessibile, di affrontare con efficacia le comorbidità e di mettere al centro l’esperienza emotiva del paziente. In altre parole, non si tratta più di adattare la persona alla categoria diagnostica, ma di adattare la terapia ai processi psicologici che accomunano molti disturbi.

Il futuro della psicoterapia passa per questa integrazione: un approccio basato sulle evidenze, orientato ai processi, centrato sulle emozioni.

Bibliografia

  • Barlow, D. H., Sauer-Zavala, S., Carl, J. R., Bullis, J. R., & Ellard, K. K. (2017). The Unified Protocol for Transdiagnostic Treatment of Emotional Disorders: Therapist Guide. Oxford University Press.
  • Brown, T. A., Campbell, L. A., Lehman, C. L., Grisham, J. R., & Mancill, R. B. (2001). Current and lifetime comorbidity of the DSM-IV anxiety and mood disorders in a large clinical sample. Journal of Abnormal Psychology, 110(4), 585–599. https://doi.org/10.1037/0021-843X.110.4.585
  • Harvey, A. G., Watkins, E., Mansell, W., & Shafran, R. (2004). Cognitive behavioural processes across psychological disorders: A transdiagnostic approach to research and treatment. Oxford University Press.
  • Mennin, D. S., & Fresco, D. M. (2015). Emotion regulation therapy. In J. J. Gross (Ed.), Handbook of emotion regulation (2nd ed., pp. 469–490). Guilford Press.
  • McEvoy, P. M., Nathan, P., & Norton, P. J. (2009). Efficacy of transdiagnostic treatments: A review of published outcome studies and future research directions. Journal of Cognitive Psychotherapy, 23(1), 20–33. https://doi.org/10.1891/0889-8391.23.1.20
  • Phillips, M. L., Senior, C., Fahy, T., & David, A. S. (1998). Disgust: The forgotten emotion of psychiatry. British Journal of Psychiatry, 172(5), 373–375. https://doi.org/10.1192/bjp.172.5.373
  • Sakiris, N., & Berle, D. (2019). A systematic review and meta-analysis of the Unified Protocol as a transdiagnostic emotion-focused intervention. Behaviour Research and Therapy, 116, 36–55. https://doi.org/10.1016/j.brat.2019.02.005

Il 17 ottobre, al webinar online lavorare con le emozioni in terapia cognitivo-comportamentale, esploreremo insieme questi argomenti, discutendo come possano diventare strumenti quotidiani per trasformare il lavoro clinico.

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