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	<title>disturbo Archivi - SSP Basilicata</title>
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	<title>disturbo Archivi - SSP Basilicata</title>
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		<title>Ansia sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 12:36:49 +0000</pubDate>
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									<h3><b><em>&#8220;La felicità odia i timidi&#8221;</em></b></h3><h3><b>(Eugene O’Neill)</b></h3><p> </p><p><strong>Premessa</strong></p><p>La fobia sociale, chiamata anche disturbo d’ansia sociale, è una forma di focalizzazione estrema su se stessi e sul proprio modo di apparire nelle relazioni sociali quotidiane. Le persone con fobia sociale hanno una paura persistente, intensa e cronica di essere osservate e giudicate dagli altri e di essere imbarazzate o umiliate a causa delle loro azioni. La paura può essere grave ed interferire con il lavoro, la scuola o con le attività quotidiane. Le persone che soffrono di fobia sociale riconoscono che il loro timore di essere osservate è eccessivo o irrazionale ma non sono in grado di combatterlo.</p><p> </p><p><strong>Storie</strong></p><p>“<em>Mi chiamo Mario ho 35 anni ed ho un problema che si manifesta soprattutto nei luoghi pubblici. In particolare ho paura di bloccarmi in quei luoghi dove potrei essere oggetto dell&#8217;attenzione altrui. Mi sento in difficoltà estrema, in diverse situazioni ad esempio a ristorante o dal barbiere. È una cosa strana perché non mi preoccupano affatto in altri luoghi più ampi dove so che le persone potrebbero ignorarmi come allo stadio, al cinema o in altri luoghi aperti. Tutto è iniziato 2 anni fa, mi trovavo a ristorante con un amico e cominciai a percepire una forte ansia, è particolarmente sentivo una forte tensione muscolare . .la mia tensione aumento ed ebbi un vero e proprio blocco muscolare avvertivo quasi dei tremori e degli spasmi. Il mio amico non si accorse affatto di quello che era successo, ma da quel momento iniziai ad essere letteralmente terrorizzato all’idea che potesse nuovamente ripresentarsi un episodio di questo tipo. Ho il terrore di vivere questa situazione imbarazzante e soprattutto sono preoccupato dal fatto che gli altri possano accorgersi del mio problema e delle mie reazioni fisiologiche. Quando devo andare in un posto come ad esempio in un ristorante comincio ad avvertire una forte ansia già dalla mattina ed il pensiero di potermi bloccare diventa martellante. Arriva il momento di entrare a ristorante avverto una tensione molto alta, già sento tutti i muscoli attivati e comincio a concentrarmi costantemente su ogni piccolo segnale interno che il mio corpo mi manda e che potrebbe essere un precursore del blocco fisico, che peraltro non si è mai più verificato. A volte gli altri si accorgono del fatto che sono quasi assente e distratto. A causa di questo problema vado molto più raramente a ristorante … è un&#8217;esperienza molto penosa per me e quando mi propongono di uscire a cena, spesso rifiuto … evito queste situazioni. Non riesco a spiegarmi assolutamente perché mi accada tutto questo. A volte mi chiedo perché non posso essere normale come gli altri ? In generale la mia vita va bene … ho una bella famiglia, un bel lavoro e sono soddisfatto della mia vita. Tuttavia fin da bambino sono stato eccessivamente timido è preoccupato del giudizio degli altri … credo a causa delle mie umili origini … i miei genitori erano contadini e non avevano una grande istruzione. Tuttavia questi aspetti per me non sono mai stati un problema in società, nelle relazione con gli altri o nelle mie relazioni affettive. Sono una persona sempre attiva … non riesco a stare seduto e mi piace essere sempre impegnato</em>”.</p><p> </p><p><strong>Ansia sociale</strong></p><p>L’ansia sociale è caratterizzata da una paura marcata e persistente relativa ad uno o più situazioni sociali o prestazionali. Situazioni cioè dove è richiesta una prestazione che possa implicare una valutazione o una critica da parte altrui. La persona è preoccupata di essere valutata &#8211; da persone non familiari &#8211; come ansiosa, debole, pazza, stupida, noiosa, intimidatoria, sporca o sgradevole. Teme di agire o apparire in un determinato modo oppure di mostrare sintomi d’ansia, come arrossire, tremare, sudare, inciampare nelle parole ecc. Conseguentemente le situazioni sociali e prestazionali sono evitate oppure, nei casi meno gravi, sono tollerate con grande fatica e sofferenza. L&#8217;evitamento può essere esteso (per es., non andare alle feste, rifiutare la scuola) oppure meno evidente (per es., preparare troppo il testo di un discorso, distogliere l&#8217;attenzione indirizzandola su altri, limitare il contatto visivo). Le persone possono presentare forti reazioni a carico del sistema nervoso autonomo nelle situazioni sociali temute con manifestazioni violente di rossore, sudorazione, malessere gastrointestinale e di diarrea. Oltre all&#8217;ansia nel corso dell&#8217;esposizione alla situazione temuta, può manifestarsi marcata ansia anticipatoria per esempio cominciare a preoccuparsi varie ore al giorno fin da varie settimane prima di un evento sociale difficilmente evitabile, come ad esempio il matrimonio di un fratello. Può instaurarsi un circolo vizioso, fatto di ansia anticipatoria che determina un atteggiamento di apprensione e sintomi da ansia, che determinano a loro volta una prestazione realmente scadente ed imbarazzante, che determina in seguito maggiore ansia anticipatoria. L&#8217;ansia sociale può essere limitata un ad un solo tipo di situazioni, come ad esempio la paura di parlare in pubblico, in un contesto formale o informale o può essere generalizzata e portare la persona ad avere difficoltà anche nel mangiare, bere o scrivere di fronte ad altri; nei casi più gravi, la persona sperimenta sintomi di forte ansia e disagio ogni volta che si trova tra le persone. Per diagnosticare un disturbo tali sintomi devono durare da almeno 6 mesi e l&#8217;ansia e l&#8217;evitamento devono interferire significativamente con la normale routine dell&#8217;individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico, o con le attività o relazioni sociali. Talvolta il disturbo emerge da una storia infantile di inibizione o timidezza, può verificarsi anche nella prima infanzia e può avvenire in seguito a un&#8217;esperienza stressante o umiliante. Il primo esordio in età adulta è relativamente raro e negli adulti più anziani, l&#8217;ansia sociale può riguardare l&#8217;imbarazzo relativo al proprio aspetto o alla vergogna per il declino delle funzioni sensoriali o fisiologiche. Metà degli individui con disturbo d&#8217;ansia-sociale sperimenta un miglioramento nel giro di pochi anni; nelle altre situazioni, in assenza di trattamenti specifici, si manifesta un peggioramento o una cronicizzazione del disturbo.</p><p> </p><p><strong>Quanto frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>La prevalenza media del disturbo in Europa è del 2,3% ed i tassi di prevalenza tendono a diminuire con l&#8217;età. Il disturbo d&#8217;ansia sociale si manifesta con la stessa probabilità sia tra gli uomini sia tra le donne. Alla base della manifestazione del disturbo, la ricerca contemporanea ha approfondito il ruolo di :</p><ul><li>fattori temperamentali (inibizione comportamentale, paura della valutazione negativa);</li><li>fattori ambientali (maltrattamento infantile e altre avversità psicosociali con esordio precoce);</li><li>fattori genetici (il disturbo d&#8217;ansia sociale è caratterizzato da familiarità).</li></ul><p> </p><p><strong>Interventi e trattamenti</strong></p><p>La fobia sociale può essere trattata efficacemente grazie a numerosi protocolli farmacologici e di psicoterapia cognitivo comportamentale. In terapia cognitivo comportamentale sono utilizzate procedure di :</p><ul><li>auto-osservazione e valutazione: attraverso le quali la persona impara ad analizzare e identificare quali sono le situazioni specifiche e gli stimoli attivatori che scatenano l&#8217;ansia;</li><li>ristrutturazione cognitiva: che aiuta la persona ad identificare i pensieri irrazionali responsabili dell’attivazione dell’ansia e ad adottare un approccio scientifico per esaminare la loro veridicità, sottoponendoli a rigorosi test di logica;</li><li>il training assertivo : attraverso il quale la persona impara a far valere i propri diritti senza ledere quelli degli altri e ad acquisire abilità di comunicazione ed autoregolazione efficaci;</li><li>esposizione sistematica: per ridurre l&#8217;ansia esponendosi deliberatamente ed in maniera graduale alle situazioni che provocano disagio ed attraverso esperimenti comportamentali progettati al fine di confutare le ipotesi catastrofiche ed i pensieri irrazionali alla base della risposta ansiosa.</li></ul><p> </p><p>L’approccio farmacologico, a base di antidepressivi, pur essendo efficace non rappresenta una soluzione definitiva per il problema. Per ottenere risultati tangibili spesso sono necessarie da 2 a 6 settimane monitorando costantemente gli effetti collaterali dei farmaci. Alcune persone riescono ad abbandonare la terapia farmacologica in modo graduale, man mano che l’ansia sparisce, altre interrompono la terapia bruscamente provocando un ritorno immediato della sintomatologia. In tale ottica il modello maggiormente funzionale per il trattamento del disturbo prevede una combinazione di terapia cognitivo comportamentale e farmaci, all&#8217;interno di contesti terapeutici di tipo multiprofessionale.</p><p> </p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p>A.Galeazzi, P. Meazzini (2004). Mente e comportamento. Trattato italiano di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Giunti American Psychiatric Association (APA) 2013. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm5)</p><p> </p>								</div>
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		<title>Agoraphobia</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 12:32:43 +0000</pubDate>
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									<p>Per agoraphobia s&#8217;intende l&#8217;ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni da dove sia difficile (o imbarazzante) allontanarsi, oppure dove sia difficile o impossibile ricevere aiuto nel caso in cui si verifichino sintomi di un attacco di panico. Per esempio, qualora si verificasse un attacco o si presentassero alcuni sintomi di panico mentre l&#8217;interessato si trova in una chiesa affollata potrebbe essere difficoltoso uscire prima della fine della cerimonia; durante un pranzo importante sarebbe imbarazzante andarsene all&#8217;improvviso; durante un viaggio in treno sarebbe impossi­bile scendere prima della fermata successi­va; trovandosi in macchina in certe ore e in certe zone è possibile rimanere bloccati da un ingorgo e non potersi allontanare dall&#8217;auto; viaggiando in autostrada sareb­be necessario attendere il casello successi­vo per poter invertire la marcia e tornare a casa o raggiungere un ospedale. Situazioni di questo tipo vengono evitate del tutto oppure vengono affrontate solo con la pre­senza di un accompagnatore oppure ven­gono affrontate e sopportate con disagio e con l&#8217;ansia continua che possa insorgere prima o poi un attacco.</p><p><strong>Storie</strong></p><p>“<em>Ciao mondo, sono tornata …. ritornata a vivere a 48 anni … tuttavia non vivo ancora pienamente come vorrei perché sto lottando giorno per giorno. Non riesco a raccontare con precisione come ho fatto a diventare agoraphobica. Sono scivolata in questa condizione giorno dopo giorno e quando mi sono accorta di avere un problema serio, non ero più in grado di tornare indietro, mi vergognavo a chiedere aiuto per paura che qualcuno potesse conoscere il mio segreto. Volevo parlare, ma mi vergognavo a dire le cose che mi venivano in mente. Non volevo essere giudicata. Mi sono nascosta ed ho trascurato la mia salute … ho smesso di prendermi cura di me stessa. Pensavo che il mio disagio non sarebbe mai finito. La vita in quelle condizioni era difficilissima. Mia figlia era sempre al mio fianco nelle rare occasioni nelle quali mi avventuravo fuori casa, soprattutto per la necessità di cure mediche. Nonostante avessi dolori fisici escludevo a priori la possibilità di uscire, per quanto fosse forte il dolore che provavo … il dolore di affrontare il mondo esterno era maggiore. Avevo un problema ai denti e provavo dolori fortissimi … avevo il volto stravolto dal gonfiore di un ascesso ed era urgente una visita dentistica. In quella occasione uscii di casa … le gambe mi tremavano, il cuore martellava, le mani sudavano e mi mancava il fiato. Dopo aver esaminato le mie radiografie, il dentista mi disse che con quella infezione non avrebbe lavorato, mi prescrisse dei farmaci e mi disse di ritornare dopo 10 giorni. Quei dieci giorni sembrarono il conto alla rovescia della mia esecuzione. Ogni giorno passava alla velocità della luce. La paura divenne sempre più forte. Quando arrivò il giorno di uscire iniziai a prepararmi quattro ore prima … soprattutto per discutere con me stessa. Quando il dentista mi vide, stavo tremando e sudando copiosamente. Parlò con me per qualche minuto, spiegando cosa avrebbe fatto e mi disse che avrei dovuto rilassarmi. Mi disse inoltre che sembravo molto giù e che avrei dovuto parlare con qualcuno. Ero stata scoperta. Il mio segreto non era al sicuro come pensavo. Pensai che tre mesi prima il mio medico mi aveva detto che sembravo depressa e mi aveva consigliato degli antidepressivi. Oggi so che gli antidepressivi non sarebbero stati la soluzione più adatta. Fuori casa provavo fortissima ansia ed avevo il timore di svenire in situazioni di affolla­mento, in luoghi chiusi o su mezzi pub­blici. Da anni non riuscivo più a spostarmi da sola in auto, in treno, in autobus … non riuscivo a dormire da sola di notte e non potevo restare sola in casa. Ogni volta che ero costretta ad uscire di casa pensavo «Se guido da so­la e mi sentirò male, nessuno potrà aiutar­mi»; «Se sto male in treno o in autobus, non potrò scendere»; «Devo vigilare co­stantemente sulle mie sensazioni fisiche»; «I giramenti di testa significano che sto per svenire»; «Sono una persona debole che ha bisogno di aiuto». Poi iniziavano le vertigini, i gira­menti di testa, i pensieri catastrofici, che mi facevano immediatamente ricercare un posto sicuro o la vicinanza di mia figlia … tutto finiva immediatamente appena a casa … poi anche l’interno della casa divenne insicuro… Mi sentivo senza speranza … poi mi parlarono di psicoterapia cognitivo comportamentale. Cominciai a pensare che dovevo fare qualcosa e dissi a mia figlia che avevo bisogno di aiuto. Mi guardò con gli occhi in lacrime e mi disse &lt;Mamma, sto cercando di aiutarti in ogni modo, non so cos&#8217;altro posso fare&gt; Le dissi che avevo bisogno di un professionista … Quando mi recai dallo psicologo tremavo ma mi sentivo anche speranzosa. Il dottore e io parlammo per un bel po&#8217; … finalmente riuscii a parlare del mio segreto e trovai il coraggio di fare la fatidica domanda: &lt;dottore pensa che io sia pazza?&gt;. Il dottore si chinò verso di me e mi disse: &lt;Lei non è pazza&gt;. Sorrisi e tirai un sospiro di sollievo. Il mio terapeuta mi aiutò a gettare le basi per tutte le strategie da seguire. Mi insegnò a respirare correttamente ed a rilassarmi, e ad ogni sessione mi sentivo più forte. Poi dovevo fare i miei homework, lavorare a casa. Il mio compito fu quello di stilare un elenco di tutti i miei obiettivi. Andare al supermercato da sola, andare in autobus, andare in terapia e tornare a casa da sola. Mi sentivo orgogliosa e forte, ma allo stesso tempo mi resi conto che avevo ancora del lavoro da fare. Oggi non mi nascondo più, ma la mia lotta continua. Ci sono ancora sfide da affrontare … non mi nasconderò più. Ho scelto di affrontare le mie paure confidando nella forza dei risultati che ho ottenuto</em>”.</p><p><strong> </strong></p><p><strong>Agoraphobia</strong></p><p>La caratteristica essenziale dell&#8217;agoraphobia è la paura, intensa, innesca­ta dalla reale o anticipata esposizione ad un&#8217;ampia gamma di situazioni quali: utilizzare i trasporti pubblici (come automobili, bus, treni, navi o aerei) trovarsi in spazi aperti, (come parcheggi, mercati o ponti); trovarsi in spazi chiusi (come negozi, teatri o cinema) stare in fila oppure essere tra la folla o essere fuori casa da soli. In tali situazioni, gli individui hanno pensieri circa il fatto che potrebbe accadere qualcosa di terribile, pensano che potrebbe essere difficile fuggire da tali situazioni (per es., &#8220;non posso uscire da qui&#8221;) oppure che potrebbe non essere disponibile soccorso (per es., &#8220;non c&#8217;è nessuno che possa aiutar­mi&#8221;) quando si verificano sintomi di panico (vertigini, svenimento e paura di morire ecc.) o altri sintomi invalidanti o imbarazzanti (vomitare e sintomi dell&#8217;intestino irritabile, la paura di cadere oppure, nei bambini, un senso di disorientamento e di sentirsi persi). Due sono dunque le componenti dell&#8217;agoraphobia: l&#8217;ansia che viene esperita e le condotte di evitamento. Le condotte di evitamento costituiscono la componente centrale del disturbo agorafobico. Di fatto, per ogni persona con questo problema è pos­sibile tracciare una linea di demarcazione tra &#8220;zone sicure&#8221; e &#8220;zone pericolose&#8221;: le zo­ne sicure sono definite dalla vicinanza alla propria casa o ad una persona significati­va. Ne seguono evitamenti sistematici e li­mitazioni più o meno gravi delle possibi­lità di spostamento e dell&#8217;autonomia per­sonale. Tutto ciò comporta modifiche an­che rilevanti nella vita della persona. Si passa da limitazioni abbastanza lievi (ad esempio, non fare certi viaggi se non ac­compagnati) a limitazioni più gravi che ostacolano il recarsi al lavoro o addirittura la piccola autonomia di spostamenti nel quartiere da parte di una casalinga. Nei casi estremi, questo disturbo con­duce il paziente a vivere come un recluso in casa propria e a dipendere in tutto dal­la collaborazione dei familiari. Esempi di comportamenti di protezione sono il por­tare con sé degli ansiolitici da assumere in caso di ansia, un telefono cellulare da uti­lizzare per chiedere aiuto, ecc. La percentuale di individui con agoraphobia che riferiscono attacchi di panico o di­sturbo di panico precedente l&#8217;esordio dell&#8217;agoraphobia varia dal 30% nei campioni di popolazione a più del 50% nei campioni in trattamento. La media generale di età di esordio dell&#8217;agoraphobia è di 17 anni, anche se l&#8217;età di esordio senza precedenti attacchi di panico o disturbo di panico è di 25-29 anni. L’Agoraphobia, in assenza di idonei interventi, difficilmente sparisce. La bassa prevalenza di agoraphobia nei bambini potrebbe riflettere le difficoltà nel ri­portare i sintomi; inoltre, gli adolescenti, in particolare i maschi, possono essere meno disposti rispetto agli adulti a parlare aperta­mente delle paure e dell&#8217;evitamento agorafobici.</p><p><strong>Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>Ogni anno, circa l&#8217;1,7 % degli adolescenti e adulti riceve una diagnosi di agoraphobia. Le femmine hanno il doppio di possibilità rispetto ai maschi di soffrire di agoraphobia. Il di­sturbo sembra riguardare circa il 2-3% delle persone appartenenti alla popolazio­ne generale. Tra i fattori più studiati messi in relazione allo sviluppo di agoraphobia rivestono un ruolo importante quelli:</p><ul><li>temperamentali (inibizione comportamentale, affettività negativa, sensibilità all&#8217;ansia);</li><li>ambientali (eventi negativi in età infantile &#8211; separazione, morte di un genitore &#8211; e altri eventi stressanti &#8211; essere attaccati o aggrediti &#8211; clima fami­liare caratterizzato da ridotto calore e aumentata iperprotettività);</li><li>genetici e fisiologici (l’ereditabilità dell&#8217;agoraphobia è del 61%).</li></ul><p><strong>Interventi e trattamenti</strong></p><p>La terapia cognitivo comportamentale dell’agoraphobia prevede l’implementazione di programmi di:</p><ul><li>ristrutturazione cognitiva; attraverso la quale la persona mette in discussione alcuni pensieri specifici;</li><li>esposizione in vivo &#8211; nelle sue moltepli­ci varianti &#8211; che è la procedura più diffusa e più efficace nel trattamento comportamentale dell&#8217;agoraphobia; i programmi di esposizione includono solitamente un ventaglio di si­tuazioni-stimolo facenti parte della &#8220;zona di pericolo&#8221; della persona che, in un primo momento, viene accompagnata sul luogo specifico delle sue paure in modo da poter esercitare le pratiche di autocontrol­lo;</li><li>prescrizioni comportamentali, pratiche graduate (costruzione di gerarchie di situazioni evitate), home-work ed attività svolte in assenza di figure terapeutiche o di altre persone che fungono da &#8220;rassicu­razione&#8221;;</li><li>Intervento a livello domiciliare dove la figura professionale è so­stituita da una collaborazione strettamen­te programmata dei familiari.</li></ul><p>Altre strategie di derivazione cognitivo comportamentale comportano l’attivazione di:</p><ul><li>cambiamenti nello stile di vita e percorsi di auto-aiuto;</li><li>programmi di auto aiuto attraverso specifici manuali o software computerizzati;</li><li>rilassamento muscolare progressivo e le tecniche di respirazione diaframmatica.</li></ul><p>Gli approcci farmacologici, utilizzati, come trattamento esclusivo in combinazione la terapia cognitivo comportamentale, prevedono la somministrazione di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Questi farmaci originariamente sviluppati per curare la depressione, si sono dimostrati efficaci anche su altri disturbi tra i quali gli attacchi di panico e i pensieri ossessivi. Questi farmaci a volte presentano effetti collaterali quali : diminuzione del desiderio sessuale, visione offuscata, diarrea o costipazione, agitazione o sudorazione eccessiva. Questi effetti collaterali tuttavia, tranne in rari casi, scompaiono con l’assunzione prolungata del farmaco.</p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p>A.Galeazzi, P.Meazzini (2004). Mente e comportamento. Trattato italiano di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Giunti</p><p>American Psychiatric Association (APA) 2013. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm5)</p>								</div>
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		<title>Disturbo di Panico</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 10:29:54 +0000</pubDate>
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									<p><b>&#8220;<em>Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire ma non trovò nessuno</em>&#8220;</b></p><p><b>(J.W.Goethe)</b></p><p> </p><p>Pian piano il cuore ha iniziato a battermi forte, poi all&#8217;impazzata, quasi volesse uscirmi fuori dal petto. Mi mancava l’aria &#8230; sono rimasto lì, senza poter fare niente … mi sentivo in un bolla, poi improvvisamente i suoni, i rumori sono diventati molto vividi come tutte le mie sensazioni, il tempo si è fermato, sentivo un dolore al torace, e non riuscivo a respirare. “sto per morire” “eccoci! Un infarto come mio padre. Poi sono scappato fuori dall&#8217;ufficio …  mi è passato &#8230; passa tutte le volte … ma vivo nel terrore che possa accadermi un’altra volta. Le persone con attacchi di panico provano sensazioni di terrore, emozioni che si presentano in modo inatteso ed improvviso. Leggi l’articolo per saperne di più.</p><p><em> </em></p><p><strong>Storie</strong></p><p><em>&#8220;Ricordo molto bene il mio primo attacco di panico. Stavo attraversando un periodo difficile a causa della separazione con mia moglie. Stavo camminando ed all&#8217;improvviso le luci mi sembrarono più luminose … mi sentivo spaesato, minuscolo e vulnerabile tra la gente. Le mie ginocchia si trasformarono in gelatina e mi poggiai ad un albero del viale. Non riuscivo a respirare e pensavo di morire. Le sensazioni erano venute fuori dal nulla e non avevo mai provato nulla di simile prima. Da quel momento in poi cominciai a preoccuparmi costantemente di ogni piccolo dettaglio della mia vita riflettendo sulle possibili conseguenze negative delle mie più semplici scelte quotidiane. Ad esempio quando aspettavo l’autobus pensavo al posto migliore dove sedermi, per essere soccorso tempestivamente nel caso in cui mi fossi sentito male &#8230; La prima volta era accaduto di mattina, così smisi di uscire di mattina, tranne che per lavoro … pian piano la mia vita divenne sempre più povera di attività ed interessi … vivevo costantemente con la paura di sentirmi male …&#8221;</em></p><p><em><br />“… É cominciato tutto 10 anni fa, quando ho finito l’Università ed ho iniziato a lavorare. Ero ad un convegno seduta ad ascoltare le relazioni &#8230; è esplosa questa cosa dentro di me . Mi sentivo come se stessi per morire … per me, gli attacchi di panico sono esperienze estremamente violente. Mi sento disconnessa dalla realtà, come se stessi per perdere il controllo. Il mio cuore inizia a battere all&#8217;impazzata, perdo il respiro … tra un attacco ed un’altro vivo con il terrore al pensiero che ciò possa accadermi ancora. Ho paura di tornare nei luoghi dove ho avuto un attacco. Se non chiedo aiuto presto, non ci saranno più posti dove sentirmi al sicuro …”.</em></p><p><em>&#8220;A volte mentre sono seduta in treno, sono in giro per acquisti o sto parlando con una amica, divento improvvisamente iperattiva. Comincio a sentirmi in pericolo … indifesa …  tutto diventa chiaro, brillante  e definito come se fosse in alta definizione. Le gambe si piegano e devo sedermi o addirittura sdraiarmi … poi iniziano i tremori  ed il dolore al torace in corrispondenza dello sterno. A volte, quando sono all&#8217;interno di luoghi chiusi, inizio a tremare, ad avere mancanza d’aria, a sentire debolezza alle gambe, e comincio a guardarmi intorno in cerca di un’uscita o di qualcuno che possa aiutarmi. Ci vogliono circa 20 minuti circa prima che queste sensazioni spariscano … poi mi sento emotivamente distrutta &#8230;</em></p><p> </p><p><strong>Disturbo di Panico</strong></p><p>Le persone con attacchi di panico provano sensazioni di terrore, emozioni che si presentano in modo inatteso ed improvviso. Non sono in grado di fare previsioni su quando si manifesteranno gli episodi e sviluppano una intensa ansia tra un episodio e l’altro, ansia accompagnata da preoccupazioni sui luoghi e sui momenti nei quali potrebbe manifestarsi un successivo episodio. I sintomi di un attacco di panico comprendono : battito cardiaco accelerato, capogiri, vertigini, sensazione di svenimento, sudorazione, formicolio o intorpidimento di alcune parti del corpo, tremore o agitazione, vampate di calore o brividi, mancanza di respiro o difficoltà respiratorie, sensazioni di irrealtà o senso di distacco dal corpo, sensazioni di soffocamento, dolore toracico, pressione o disagio, sensazione di perdita del controllo e\o paura di impazzire, nausea, problemi di stomaco o diarrea improvvisa, paura di morire. Gli attacchi di panico possono verificarsi in qualsiasi momento, anche durante il sonno. Un attacco generalmente ha il suo picco entro 10-15 minuti, ma alcuni sintomi possono durare molto più a lungo. Il disturbo di panico viene diagnosticato in presenza di attacchi ricorrenti (più di un attacco di panico) ed inaspettati (senza chiari elementi scatenanti) come quando l&#8217;individuo si sta rilassando oppure svegliando dal sonno (attacchi di panico notturni). Gli attacchi di panico attesi si manifestano in presenza di chiari elementi scatenanti o situazioni specifiche. Gli attacchi possono essere moderatamente frequenti (per es., una volta a settimana) e presentarsi per mesi in maniera regolare, oppure in brevi serie più frequenti (per es., quotidianamente) intervallate da settimane o mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti per molti anni. Inoltre gli attacchi possono essere completi (con quattro o più sintomi) o  paucisintomatici (con meno di quattro sintomi). Le persone affette da disturbo di panico manifestano preoccupazioni relative alle conseguenze di questi episodi sul piano fisico (come il timore che gli attacchi di panico indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita) sociale (come l&#8217;imbarazzo o la paura di essere valutati negativamente dagli altri a causa dei visibili sintomi di panico) e circa il loro funzionamento mentale (paura di impazzire o perdere il controllo). Inoltre, possono esservi preoccupazioni pervasive circa le capacità di portare a termine le attività quotidiane o di affrontare eventi stressanti quotidiani. I comportamenti di evitamento di situazioni, stimoli o attività potenzialmente attivanti un attacco di panico rappresentano il tentativo da parte della persona di minimizzare o evitare le sensazioni fisiche oppure le loro conseguenze. Se si inizia ad evitare le situazioni ansiogene, subentrano vere e proprie limitazioni che influenzano scelte importanti come ad esempio quelle lavorative o sentimentali fino a limitare notevolmente il funzionamento in aree importanti della vita. In questo modo le vite di alcune persone diventano così limitate da compromettere lo svolgimento delle semplici attività quotidiane come fare la spesa, guidare, uscire da soli ecc. In alcuni casi, infatti, la persona potrebbe non uscire più di casa o non riuscire ad affrontare una situazione temuta in assenza di una persona fidata o del coniuge. Fondamentalmente, queste persone evitano qualsiasi situazione in cui si sentono indifese per la possibilità del verificarsi di un nuovo attacco di panico. Quando la vita delle persone diventa molto limitata, in un terzo dei casi, esse sviluppano una ulteriore condizione denominata agorafobia. Il disturbo di panico è spesso accompagnato da altre gravi condizioni come la depressione e l’abuso di sostanze.</p><p>L&#8217;età media di insorgenza del disturbo di panico è generalmente di 20-24 anni, con un decorso cronico in assenza di adeguati interventi. Solo una minoranza di persone presenta una completa remissione senza successive ricadute negli anni successivi. Negli anziani si registra una minore prevalenza del disturbo e ciò potrebbe essere messo in relazione la riduzione della risposta del sistema nervoso autonomo legata all&#8217;età. Inoltre, gli adulti più anziani tendono ad attribuire i loro attacchi di panico a determinate situazioni stressanti o condizioni mediche.</p><p> </p><p><strong>Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>Nella popolazione generale, le stime di prevalenza a 12 mesi per il disturbo di panico è di circa il 2-3% negli adulti e negli adolescenti. Il disturbo di panico è due volte più comune nelle donne.</p><p>I fattori di rischio più studiati, messi in relazione con lo sviluppo di un disturbo di panico, sono di tipo:</p><ul><li>temperamentale (affettività negativa, cioè la predisposizione a esperire emozioni negative, e sensibilità all&#8217;ansia, cioè la disposizione a credere che i sintomi dell&#8217;ansia siano nocivi);</li><li>ambientale (abuso sessuale e fisico in età infantile; fumo di sigaretta; eventi stressanti identificabili nei mesi precedenti il primo attacco di panico);</li><li>genetico e fisiologico (familiarità per il disturbo; problemi respiratori).</li></ul><p> </p><p><strong>Interventi e trattamenti</strong></p><p>Non tutti coloro che sperimentano attacchi di panico sviluppano un disturbo di panico, ma coloro che sviluppano un disturbo necessitano spesso di un adeguato intervento. Se non trattato questo disturbo può diventare molto invalidante. Le persone con disturbo di panico effettuano molti accessi al pronto soccorso e possono consultare numerosi specialisti prima di ricevere una diagnosi corretta. Alcune persone possono andare avanti per anni senza identificare il disturbo. Il disturbo di panico è uno dei disturbi d’ansia più trattabili, in quanto risponde positivamente nella maggior parte dei casi sia agli approcci farmacologici sia a quelli psicoterapeutici. Un intervento di psicoterapia cognitivo comportamentale per il disturbo di panico prevede l’implementazione di interventi di :</p><ul><li>psicoeducazione: il trattamento inizia con l&#8217;insegnamento di nozioni relative alla natura dei disturbi d’ansia, alle cause dell&#8217;ansia ed al modo in cui esse si perpetuano attraverso cicli di feedback tra sistemi di risposte fisiche, cognitive e comportamentali. Inoltre vengono fornite descrizioni specifiche riguardanti la risposta psicofisiologica di attacco-fuga ed il valore adattativo dei cambiamenti fisiologici che si verificano durante le reazioni di ansia;</li><li>auto-monitoraggio : necessario al fine di migliorare la consapevolezza di sé ed aumentare la precisione nella auto-osservazione;</li><li>training respiratorio:  una componente centrale nella fase iniziale del trattamento in quanto molti pazienti descrivono i sintomi di iperventilazione come molto simili ai sintomi di ansia;</li><li>training al rilassamento muscolare : durante la procedura i pazienti sono avviati al Training di rilassamento muscolare progressivo al fine di sviluppare abilità di coping necessarie alla pratica di esposizione agli elementi di gerarchie di stimoli ansiogeni;</li><li>ristrutturazione cognitiva: nel corso dell’intervento il paziente diventa abile nel riconoscere i pensieri quali ipotesi piuttosto che fatti e ciò pone le basi per iniziare una disputa ed una sfida dei pensieri irrazionali;</li><li>esposizione : utilizzata per smentire le convinzioni catastrofiche rispetto alla natura dei sintomi ed estinguere la risposta emotiva condizionata a situazioni esterne e contesti di vita. Le modalità utilizzate sono quelle dell’esposizione in vivo e di quella enterocettiva;</li><li>prevenzione delle ricadute.</li></ul><p> </p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p><em>American Psychiatric Association (APA, 2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM–5)</em></p><p> </p>								</div>
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		<title>Ansia per la salute</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 12:22:43 +0000</pubDate>
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									<p>Il termine <strong>ipocondria</strong> nel tempo ha assunto delle connotazioni negative, infatti molte persone pensano che chi soffre di un disturbo di questo tipo sia un malato immaginario o qualcuno che trae gratificazioni dal presentarsi agli altri come ammalato. In realtà chi soffre di questo disturbo e spesso veramente disperato, temendo di essere affetto o di poter morire per qualche terribile malattia. Il nuovo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM, 2013) ha sostituito il termine ipocondria includendo il disturbo in una nuova categoria denominata Disturbo da sintomi somatici e disturbi corrlati e denominandolo Disturbo da ansia di malattia. Per comprendere l’essenza di questa problematica, basterebbe riflettere sul disagio che tutti abbiamo avvertito, almeno una volta nella vita, nell&#8217;attesa di risultati di esami medici o a causa di qualcosa di strano notato sul nostro corpo. Il disturbo emerge tuttavia quando le preoccupazioni sulla salute diventano eccessive, sproporzionate e persistenti, nonostante la negatività degli esami effettuati o le rassicurazioni dei medici. Le persone che soffrono di ansia di malattia sviluppano una serie di comportamenti tendenti al controllo ossessivo del corpo, alla ricerca di rassicurazioni continue o all’evitamento di alcune situazioni. Questa fragilità causa un disagio significativo e mette in pericolo la capacità della persona di gestire la quotidianità.</p><p><strong>Storie </strong></p><p>Marco un impiegato di 36 anni entra nello studio di uno specialista cardiologo provvisto di pagine scaricate da internet che descrivono i sintomi di un attacco cardiaco. Dice di non sentirsi ascoltato dal medico di base, il quale afferma che non ha di che preoccuparsi, mentre lui invece teme di avere problemi al cuore che potrebbero causare la sua morte per infarto. Riferisce di essere preoccupato di avere per il cuore, e che potrebbe avere lo stesso problema del padre morto 5 anni prima di infarto. Quando il medico gli chiede quali sono i sintomi che prova, Marco dice di lamentare dolori vaghi al torace ed una fitta al lato sinistro del torace che lo infastidisce quotidianamente. Se gli si chiede quali accertamenti ha effettuato, risponde di aver già fatto elettrocardiogrammi e diversi altri esami, che non hanno evidenziato alcunché, ma il senso di sollievo dopo i referti negativi dura pochi giorni, poi inizia questo pensare che si sia trascurato qualcosa è che questi esami non siano sufficienti a provare l&#8217;assenza del disturbo. Quando lo specialista gli chiede che cosa si aspetta dalla visita, risponde &lt;penso siano necessari ulteriori esami ematici ed un altro elettrocardiogramma, ma il mio medico di base lo ritiene superfluo, e mostra alcune pagine scaricate da internet secondo le quali alcuni esami specifici siano in grado di accertare l&#8217;eventuale presenza di problemi cardiaci, quando lo specialista suggerisce altri approcci, Marco diventa sempre nervoso e termina si alza a lascia lo studio dicendo : &lt;anche lei non mi capisce, cercherò un altro dottore che mi ascolti e mi prescrive gli esami di cui ho bisogno&gt;.</p><p>Luca descrive così lo stato di disagio che ormai lo accompagna da due anni : &lt;Le preoccupazioni ed i sintomi sono apparsi dopo la mononucleosi che ho avuto un anno e mezzo fa. Mi sono sottoposto negli ultimi mesi a numerosi controlli medici a causa di del mio terribile stato di stanchezza che associavo allo sviluppo di qualche patologia, non ancora diagnosticata. Nonostante tutti gli esami abbiano avuto esito negativo continuo a preoccuparmi continuamente. Le preoccupazioni sono causate dalle mie sensazioni fisiologiche di stanchezza e da sintomi vari che stanno condizionando la mia vita, in particolare ultimamente non riesco a svolgere nessuna attività nella mia quotidianità&gt;”.</p><p>Gianna ha 28 anni, è sposata, ma sta vivendo una separazione conflittuale con il coniuge. È infermiera in ospedale ed ha richiesto recentemente una visita psichiatrica . È stata già visitata da un neurologo ed ha fatto molti esami fra cui una risonanza magnetica. Mediamente consulta il medico di base tre o quattro volte a settimana per essere rassicurata circa il fatto di non avere la sclerosi multipla. Le sue rassicurazioni la tranquillizzano solo per poco, poi viene assalita nuovamente dal dubbio di non essere stata capita di aver trascurato di raccontare qualche suo sintomo che ritiene indispensabile riferire per consentire al medico di fare una diagnosi corretta. Due mesi prima si era recata presso il locale pronto soccorso durante un attacco di panico, insistendo con il personale di valutare i suoi sintomi perché aveva il timore di avere la sclerosi multipla. Le rassicurazione del medico furono molto dettagliate in quella occasione, venne detto a Gianna che quei sintomi potevano comparire solo in casi molto rari di sclerosi multipla. E queste situazioni sarebbero state molto difficilmente diagnosticabili. Queste spiegazioni anziché rassicurarla, procurarono un incremento delle sue preoccupazioni, e le diedero la conferma che dovevano essere effettuati ulteriori test per escludere il rischio di sclerosi multipla. Nel corso della visita psichiatrica racconta dei suoi sintomi frequenti ed intensi (capogiri, formicolii e dolori vaghi e intermittenti in varie parti del corpo) affermando di essere sicura di avere la sclerosi multipla. Gianna è affetta da attacchi di panico a causa dei quali ha iniziato a prendere diversi farmaci sempre sospesi a causa della paura per gli effetti collaterali. Afferma nel corso del colloquio con lo psichiatra di aver prenotato la visita a seguito delle insistenze del marito e del medico di base, ma non crede i suoi disturbi siano di natura psicologica. Afferma che il suo non è un problema immaginario e che sta davvero male perché avverte veramente i sintomi che descrive nonostante nessuno la prenda sul serio.</p><p><strong>Disturbo da ansia di malattia</strong></p><p>L&#8217;aspetto centrale del disagio è rappresentato dalla paura di avere una grave malattia che insorge a causa di una interpretazione sbagliata o da un aggravamento improvviso di sintomi fisici minori. Le preoccupazioni persistono nonostante le rassicurazioni e le numerose visite mediche. Mentre la preoccupazione può nascere da un segno o da una sensazione fisica non patologica, tuttavia il disagio dell&#8217;individuo non proviene principalmente dal sintomo in sé, quanto piuttosto dalla sua ansia per il senso, il significato attribuito o la causa del sintomo sperimentato. Gli individui con disturbo da ansia di malattia si allarmano facilmente riguardo la malattia, anche solo sentendo che qualcun altro si è ammalato o leggendo una notizia legata alla salute. I tentativi del medico di rassicurare e alleviarne i sintomi generalmente non riducono le preoccupazioni dell&#8217;individuo e possono addirittura aumentarle. Le preoccupazioni riguardo alla malattia assumono un posto di rilievo nella vita dell&#8217;individuo, influenzando le attività quotidiane, e possono persino provocare invalidità. In queste circostanze la malattia diventa un elemento centrale dell&#8217;identità e dell&#8217;immagine di sé dell’individuo diventando un frequente argomento di conversazione. Anderson, Saulsman, e Nathan, (2011) nella loro guida “Helping Health Anxiety” pubblicata dal Centre for Clinical Interventions, riportano la seguente concettualizzazione del fenomeno dell’ansia per la salute (ed il Disturbo da ansia di malattia). Gli autori sostengono che tali manifestazioni sono caratterizzate anche dalla presenza a carico del soggetto di un particolare set cognitivo (fattori cognitivi) fatto di norme e assunzioni inutili, inesatte o inflessibili riferite alla propria salute (ad esempio &#8220;Devo prendere sul serio tutti i sintomi ed i cambiamenti corporei”; “Devo essere sano e senza sintomi”; &#8220;Devo riferire tutte le nuove sensazioni corporee ad uno specialista&#8221; ecc.). A differenza della maggior parte delle persone, che non presta molta attenzione al disagio connesso ai cambiamenti minimi delle loro funzioni corporee (ad esempio, la frequenza cardiaca, la produzione di saliva ecc.) o agli aumenti o diminuzioni nei loro livelli di energia, le persone con disturbo d’ansia da malattia credono che la loro salute sia in pericolo e diventano ipersensibili al fine di proteggersi. Queste persone tendono a prestare maggiore attenzione (focalizzazione sulle sensazioni) alle sensazioni o ai cambiamenti nei loro corpi, notando cose che altri avrebbero semplicemente ignorato. L’ansia per la salute si attiva quando alcuni stimoli (triggers) si combinano ad una serie di regole sanitarie inflessibili e imprecise o ad assunzioni erronee. Questi trigger possono essere interni (sensazioni fisiologiche) oppure esterni, rilevati dalla persona nel proprio ambiente. Occorre sottolineare che ad innescare la reazione ansiosa intervengono inevitabilmente fattori cognitivi quali l’interpretazione catastrofica delle sensazioni corporee e l’interpretazione catastrofica delle informazioni sanitarie correlate ai sintomi, in conseguenza di ciò il soggetto scatena una risposta di attacco/fuga tipica dell’ansia che porta a modificazioni fisiologiche. I soggetti affetti da Disturbo da ansia di malattia tendono a preoccuparsi per la loro salute, continuando a sentirsi ansiosi e ad impegnarsi in comportamenti di controllo e ricerca di rassicurazioni nel tentativo di ridurre il livello della stimolazione ansiosa. Il soggetto con elevata ansia per la salute si impegna altresì in frequenti e ripetuti controlli del proprio stato fisico (allo specchio per rilevare eventuali segni di asimmetria, zone di diverso colore, o nuovi nei o noduli; ecc.). In alcuni casi, gli sforzi fatti dal soggetto per controllare i segni di malattia possono incrementare gli stessi sintomi o addirittura farne insorgere di nuovi. Mentre il controllo e la richiesta di rassicurazione sono messi in atto per diminuire le sensazioni ansiogene attive, l’evitamento ed i comportamenti di sicurezza rappresentano strategie utilizzate per cercare di impedire al soggetto di sperimentare in futuro la risposta ansiosa. Le persone che soffrono di Disturbo da ansia di malattia in genere cercano di evitare i trigger interni evitando quindi di impegnarsi in attività che conducono a modificazione dello stato fisiologico (ad esempio esercizio fisico, salire le scale, bere il caffè, ecc.) ed esterni, evitando persone, luoghi o situazioni connesse ad eventuali problemi di salute (ad es. professionisti medici o check-up, ambulatori medici, guardare il telegiornale, ecc.). Tali comportamenti di prevenzione, nel breve periodo, forniscono un momentaneo sollievo al soggetto ma, l’evitamento, a lungo termine, causa il mantenimento delle paure peggiorando la situazione. Con il termine di &#8220;comportamenti di sicurezza” ci si riferisce invece ad una forma più sottile di elusione in cui i pazienti sviluppando piani di sicurezza che consentono loro di affrontare la situazione.</p><p><strong>Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>La prevalenza nella popolazione a 1-2 anni varia tra l’1,3 ed il 10%. Nelle popolazioni mediche ambulatoriali, i tassi di prevalenza a 6 mesi /1 anno variano fra il 3% e l’8%. Uomini e donne sono ugualmente affetti dal disturbo. Benché i sintomi possano esordire in qualsiasi età più comunemente si presentano sintomi tra i 20 e i 30 anni.. Molti fattori possono intervenire nell&#8217;influenzare la vulnerabilità sviluppare il disturbo; i seguenti fattori sono stati messi in relazione allo sviluppo di ansia per la salute:</p><ul><li>esperienze durante l&#8217;infanzia e background familiare; è stato evidenziato che gli individui cresciuti in ambienti familiari caratterizzati da elevati livelli di stress, conflitti o abusi sviluppano più facilmente disturbi d&#8217;ansia e depressivi;</li><li>apprendimento sociale; l&#8217;apprendimento per imitazione di comportamenti e convinzioni osservati in persone emotivamente e affettivamente significative è un altro fattore importante nell&#8217;influenzare la vulnerabilità individuale;</li><li>esperienze familiari di gravi malattie o morte; frequentemente l&#8217;ansia per la salute appare correlata a esperienze traumatiche, inerenti la morte o gravi malattie occorse ad amici o membri della famiglia, durante l&#8217;infanzia o l&#8217;età adulta;</li><li>fattori biologici; oggi è generalmente accertato che l’ansia e la depressione siano mediate da neurotrasmettitori quali la serotonina e la noradrenalina;</li><li>influenza dei media; spesso i media e internet possono contribuire al manifestarsi dell&#8217;ipocondria in soggetti vulnerabili; articoli giornalistici, programmi televisivi e campagne di informazione riguardanti malattie gravi, tipo il cancro o la sclerosi multipla, ritraggono spesso queste malattie come qualcosa di oscuro, inevitabile, che può colpire a caso chiunque.</li></ul><p> </p><p><strong>I</strong><strong>nterventi e trattamenti</strong></p><p>I risultati di numerosi studi indicano che i trattamenti psicologici strutturati di orientamento cognitivo-comportamentale (TCC) risultano efficaci nel trattamento del disturbo d&#8217;ansia di malattia. Le componenti dei principali interventi di TCC sono :</p><ul><li>la psico-educazione; finalizzata a far comprendere alla persona le caratteristiche del modello tipico del disturbo e delle sue principali componenti, con l’obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza del disagio;</li><li>l’insegnamento dei principi dell&#8217;attenzione selettiva; procedura finalizzata ad istruire la persona sulla possibilità di dirigere attivamente la propria attenzione su stimoli diversi dalle sensazioni fisiche che scatenano la risposta d’ansia;</li><li>l’esposizione e la prevenzione della risposta; messe in atto con l’obiettivo di fronteggiare in maniera graduale le situazioni e le attività evitate senza l’ausilio dei numerosi meccanismi di controllo e rassicurazione utilizzati dalla persona per alleviare l’ansia nel breve periodo.</li></ul><p> </p><p>Gli studi controllati sull&#8217;efficacia di trattamenti farmacologici dell&#8217;ipocondria sono di numero inferiore a quelli relativi alle terapie cognitivo-comportamentali. Il ruolo principale della farmacoterapia quando utilizzata come strategia di intervento, dovrebbe consistere nella riduzione dei sintomi di altri disturbi, per esempio la depressione, eventualmente presenti. I farmaci, ove necessari, dovrebbero essere prescritti al fine di aumentare l’efficacia di interventi concomitanti come la psicoterapia o la psico-educazione.</p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p>Anderson, Saulsman, e Nathan (2011) .“Helping Health Anxiety” . Centre for Clinical Interventions</p><ol><li>Leveni, M. Lusetti, D. Piacentini (2011) . Ipocondria. Guida per il clinico e manuale per chi soffre del disturbo. Edizioni Erikson</li></ol><p>American Psychiatric Association (APA) 2013. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm5)</p>								</div>
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		<title>Guardami negli occhi! Disturbi dello Spettro dell’Autismo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2020 10:48:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>2 aprile 2020, XIII Giornata mondiale per la consapevolezza sull&#8217;Autismo &#160; Premessa Molte volte mi sembravi lontano, nel tuo mondo. E continuavamo a chiamarti Giulio … Giulio … Giulio &#8230; GUARDAMI NEGLI OCCHI !!!. Volevamo trovare un modo per aiutarti a comunicare e farti sentire a tuo agio in compagnia degli altri. Passarono 18 mesi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>2 aprile 2020, XIII Giornata mondiale per la consapevolezza sull&#8217;Autismo</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p>Molte volte mi sembravi lontano, nel tuo mondo. E continuavamo a chiamarti Giulio … Giulio … Giulio &#8230; GUARDAMI NEGLI OCCHI !!!. Volevamo trovare un modo per aiutarti a comunicare e farti sentire a tuo agio in compagnia degli altri. Passarono 18 mesi d’asilo &#8230; andando un paio di volte a settimana … eri felice quando trascorrevi il tempo da solo, ma non ti piaceva molto stare con gli altri bambini. Ripetevi continuamente gli stessi giochi e ti infastidivi quando qualcuno di interrompeva … Poi arrivò il momento di andare a scuola, e cercammo la scuola giusta per te, che ti aiutasse a crescere … che ti desse il supporto di cui avevi bisogno, ma l’impresa fu molto difficile. <em>L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo, biologicamente determinato, con esordio nei primi 3 anni di vita. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Storie</strong></p>
<p>&#8220;Ehi, Giulio … sono passati 10 anni in un batter d’occhio. Sembra ieri &#8230; sei venuto al mondo 7 settimane prima del dovuto. Già da qualche mese sapevamo che saresti arrivato presto. Nei primi giorni eravamo terrorizzati perché li hai trascorsi in terapia intensiva, ma presto ti sei ripreso e dopo 10 giorni sei tornato a casa &#8230; Ieri sera mi sono seduto a guardare vecchie foto di te. Ci è voluto un po&#8217; … sono trascorsi dieci anni intensi! Ho rivissuto tanti momenti felici ed altri tristi. Tanto è cambiato, ma molto altro è rimasto esattamente lo stesso. Quando guardo le prime foto ricordo le speranze e i sogni che facevo per te, proprio come fa qualsiasi padre. Ci saremmo divertiti a giocare a calcio, a tennis saremmo andati in bicicletta. Avremmo trascorso momenti divertenti al parco, in vacanza, avremmo viaggiato. Avremmo partecipato a tante feste, con tanti amici, avremmo letto libri e saremmo andati al cinema. Pensavo alle infinite possibilità che la vita ti avrebbe dato ed io ti avrei aiutato ad ottenere ciò che volevi &#8230; Ma la vita aveva altri programmi per te, e quando avevi 18 mesi hai ricevuto la diagnosi di autismo. Non è stata una sorpresa per noi. Sapevamo che non tenevi il passo degli altri bambini della tua età, sembravi arrabbiarti parecchio e non riuscivamo a capire perché. Negli anni successivi abbiamo cercato di comprendere cosa significasse realmente questa parola di 7 lettere che era entrata nella nostra vita. Volevamo sapere come aiutarti a crescere, proprio come qualsiasi altro bambino. Le foto che ho guardato mi hanno inondato di ricordi, in alcune sorridi, ci sono stati sicuramente momenti felici. Quel sorriso ha affascinato tutti quelli che hai incontrato, e lo fa ancora. Quel sorriso fa innamorare le persone. Abbiamo provato diverse terapie con te per cercare di aiutarti a crescere. La logopedia, la psicomotricità, la terapia multisistemica in acqua, molte attività e diverse diete e l’ABA. Molte volte mi sembravi lontano, nel tuo mondo. E continuavamo a chiamarti Giulio … Giulio … Giulio &#8230; GUARDAMI NEGLI OCCHI. Volevamo trovare un modo per aiutarti a comunicare e farti sentire a tuo agio in compagnia degli altri. Passarono 18 mesi d’asilo, andando un paio di volte a settimana … eri felice quando trascorrevi il tempo da solo, ma non ti piaceva molto stare con gli altri bambini. Ripetevi continuamente gli stessi giochi e ti infastidivi quando qualcuno ti interrompeva … Poi arrivò il momento di andare a scuola, e cercammo la scuola giusta per te, che ti aiutasse a crescere che ti desse il supporto di cui avevi bisogno, ma l’impresa fu molto difficile. È terribile mandare tuo figlio a scuola quando non è in grado di parlarti della sua giornata e di come si è sentito. Le foto di quando avevi dai 5 agli 8 anni sono di meno &#8230; penso che questi anni sono stati più infelici per te. Non c&#8217;erano tante opportunità di fare foto di momenti felici. Ad essere onesti, anche io non ne ricordo granché. Dormivamo 3-4 ore per notte, e molte volte durante il giorno ti comportavi in modo strano, ti facevi del male con comportamenti autolesionistici. Quelli furono gli anni strazianti. Guardarti cadere e rimbalzare sulle ginocchia, sul pavimento. Vederti sbattere i piedi. Cercare di parlare con te mentre ti prendevi a schiaffi e ti colpivi la faccia era qualcosa di logorante sul piano emotivo. Quegli anni mi hanno fatto a pezzi. Il mio lavoro di papà era quello di prendermi cura di te, di proteggerti dal male, eppure ogni giorno facevi queste cose a te stesso, ancora e ancora e ancora. Mi sentivo un fallito … perché non potevo farci nulla? Vederti così infelice ogni giorno era una tortura. Allora ho pianto. Anche tua madre e, sfortunatamente, anche tu. Non mi fraintendere, abbiamo avuto momenti felici, ma nessuno di noi poteva immaginare di vederti così turbato &#8230; e così spesso. Mentre continuo a scorrere le foto, noto che diventano più numerose da quando avevi 8 anni. Quell&#8217;estate ci sono stati molti cambiamenti, a scuola e a casa. Uno dei miei ricordi più felici è quando ti ho portato in vacanza al mare per una settimana. Le cose per te sono state stimolanti come non lo erano mai state. Nei primi giorni hai avuto forti crisi e comportamenti molto aggressivi, pensavo di aver sbagliato ancora una volta. Ma gradualmente, giorno dopo giorno, sorridevi di più e ti arrabbiavi di meno. Ci sono delle belle foto di quel viaggio. Avevi cambiato classe anche a scuola, trovandoti intorno diversi bambini che sembravano aiutarti. Eri meno ansioso ed hai iniziato a dormire meglio. Prima ti addormentavi a mezzanotte passata e ti svegliavi alle cinque di mattina. Adesso la mattina devo trascinarti fuori dal letto. Il sonno ti aiuta. Aiuta anche tutti noi. Le foto degli ultimi 2 anni sono piene di sorrisi. Credo che la terapia comportamentale che abbiamo iniziato da due anni ti abbia aiutato tantissimo … ora riusciamo a ballare insieme a giocare a calcio nel parco, a nuotare e ad uscire insieme per andare da McDonald&#8217;s. Poi ci sono i video che vedo a scuola nei quali sorridi e fai le cose da solo, fai delle richieste alle insegnanti &#8230; e soprattutto ti vedo interagire con i tuoi compagni di classe, e giocare, a modo tuo, ma insieme a loro. C&#8217;è ancora tanto su cui lavorare. Anche se non sei molto bravo con le parole, e non lo sarai mai, riusciremo a comprenderci lo stesso. Troveremo sempre nuovi modi di comunicare, i tuoi occhi ed i tuoi comportamenti sono in grado di dirmi qualsiasi cosa. Ogni giorno il tuo mondo si apre un pochino di più. Sei un po&#8217; meno ansioso, un po&#8217; più aperto, un po&#8217; più avventuroso in quello che fai. Mi hai insegnato così tanto negli ultimi 10 anni. Ad essere più comprensivo, ad accettare gli altri così come sono … ed il significato dell&#8217;amore incondizionato. Mi hai fatto apprezzare le cose semplici della vita. I miei occhi si sono aperti … mi hai reso una persona migliore. Non vedo l&#8217;ora di sapere come saranno i nostri prossimi 10 anni … ti prometto di fare molte fotografie per conservare i nostri ricordi. Buon compleanno Giulio&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Disturbi dello spettro dell’autismo</strong></p>
<p>Il Disturbo dello Spettro dell’Autismo è caratterizzato da:</p>
<ul>
<li>deficit della reciprocità socio-emotiva, che vanno, per esempio, da un approccio sociale anomalo e dal fallimento della normale reciprocità della conversazione; a una ridotta condivisione di interessi, emozioni o sentimenti; all&#8217;incapacità di dare inizio o di rispondere a interazioni sociali;</li>
<li>deficit dei comportamenti comunicativi non verbali utilizzati per l&#8217;interazione sociale, che vanno, per esempio, dalla comunicazione verbale e non verbale scarsamente integrata; ad anomalie del contatto visivo e del linguaggio del corpo o deficit della comprensione e dell&#8217;uso dei gesti; a una totale mancanza di espressività facciale e di comunicazione non verbale;</li>
<li>deficit dello sviluppo, della gestione e della comprensione delle relazioni, che vanno, per esempio, dalle difficoltà di adattare il comportamento per adeguarsi ai diversi contesti sociali; alle difficoltà di condividere il gioco di immaginazione o di fare amicizia; all&#8217;assenza di interesse verso i coetanei.</li>
<li>Sul piano comportamentale le persone con autismo sono caratterizzate da:</li>
<li>movimenti, uso degli oggetti o eloquio stereotipati o ripetitivi (per es., stereotipie motorie semplici, mettere in fila giocattoli o capovolgere oggetti, ecolalia, frasi idiosincratiche);</li>
<li>insistenza nella sameness (immodificabilità), aderenza alla routine priva di flessibilità o rituali di comportamento verbale o non verbale (per es., estremo disagio davanti a piccoli cambiamenti, difficoltà nelle fasi di transizione, schemi di pensiero rigidi, saluti rituali, necessità di percorrere la stessa strada o mangiare lo stesso cibo ogni giorno);</li>
<li>interessi molto limitati, fissi che sono anomali per intensità o profondità (per es., forte attaccamento o preoccupazione nei confronti di oggetti insoliti, interessi eccessivamente circoscritti o perseverativi).</li>
<li>iper &#8211; o iporeattività in risposta a stimoli sensoriali o interessi insoliti verso aspetti sensoriali dell&#8217;ambiente (per es., apparente indifferenza a dolore/temperatura, reazione di avversione nei confronti di suoni o consistenze tattili specifici, annusare o toccare oggetti in modo eccessivo, essere affascinati da luci o da movimenti).</li>
</ul>
<p>I sintomi del disturbo sono presenti nel periodo precoce dello sviluppo (ma possono non manifestarsi pienamente prima che le esigenze sociali eccedano le capacità limitate, o possono essere mascherati da strategie apprese in età successiva) e causano una forte compromissione della persona nel suo funzionamento sociale, scolastico, lavorativo o in altre aree importanti. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM5, 2013) considera 3 distinti livelli di gravità riferiti a due domini principali : Deficit Socio-Comunicativi e Interessi fissati e comportamenti ripetitivi e li mette in relazione alla richiesta di supporto di cui la persona necessità. Pertanto il disturbo viene classificato in tre livelli di gravita: livello 3 (Richiede supporto rilevante), livello 2 (Richiede supporto moderato), livello 1 (Richiede supporto lieve).</p>
<p>La nuova definizione del DSM5 accorpa sotto la voce Disturbi dello Spettro dell’Autismo sindromi diagnosticate separatamente nelle precedenti classificazioni quali : la Sindrome di Asperger (nella quale non si riscontra un ritardo del linguaggio a livello clinico; è non si rileva un ritardo significativo dello sviluppo cognitivo o dello sviluppo di capacità di autonomia adeguata all&#8217;età del bambino, del comportamento adattivo al di fuori dell’interazione sociale e della curiosità per l’ambiente) il Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza, la Sindrome di Rett ed il Disturbo generalizzato dello sviluppo non classificato.</p>
<p>I sintomi del disturbo sono riconoscibili nel secondo anno di vita (12-24 mesi di età) ma possono essere osservati prima dei 12 mesi se il ritardo dello sviluppo è grave, o dopo i 24 mesi se i sintomi sono attenuati. Alcuni bambini con disturbo dello spettro dell&#8217;autismo sperimentano fasi di regressione dello sviluppo, con un graduale o relativamente precoce deterioramento del comportamento sociale o dell&#8217;uso del linguaggio, spesso durante i primi 2 anni di vita. Queste compromissioni sono rare in altri disturbi e possono essere degli utili &#8220;campanelli di allarme&#8221; per il disturbo dello spettro dell&#8217;autismo.</p>
<p>I primi sintomi del disturbo dello spettro dell&#8217;autismo comportano frequentemente uno sviluppo del linguaggio ritardato, spesso associato a scarsi interessi sociali o a insolite interazioni sociali (per es., tirare le altre persone per mano cercando di non guardarle), a modalità di gioco stravaganti (per es., portare i giocattoli in giro ma non giocarci mai) e a modalità di comunicazione insolite (per es., conoscere l&#8217;alfabeto in inglese ma non rispondere al proprio nome). Durante il secondo anno, i comportamenti stravaganti e ripetitivi e l&#8217;assenza di giochi abituali diventano più evidenti.</p>
<p>I sintomi sono spesso più marcati nella prima infanzia e nei primi anni di scuola, con un guadagno evolutivo in genere nella tarda infanzia, almeno in alcune aree (per es., aumento di interesse per le interazioni sociali). Una piccola percentuale di individui peggiora durante l&#8217;adolescenza, mentre molti migliorano. Solo una minoranza persone con disturbo dello spettro dell&#8217;autismo vive e lavora in maniera autonoma durante l&#8217;età adulta; quelli che lo fanno tendono ad avere linguaggio e capacità intellettive superiori e sono in grado di trovare una nicchia ambientale che si incontra adeguatamente con i loro interessi e le loro abilità speciali. In questi casi le persone possono manifestare un livello di compromissione più bassa e sviluppare adeguati livelli di autonomia, pur conservando una certa ingenuità e vulnerabilità dal punto di vista sociale che in alcune circostanze li predispone allo sviluppo di ansia e depressione. Molti adulti autonomi riferiscono di riuscire compensare e mascherare le loro difficoltà in pubblico pur soffrendo lo stress derivante dallo sforzo compiuto per mantenere una facciata socialmente accettabile.</p>
<p>Dato che in genere molti bambini piccoli nel corso dello sviluppo hanno delle preferenze forti e adorano alcune forme di comportamenti ripetitivi (per es ,mangiare lo stesso cibo, guardare lo stesso video numerose volte), può essere difficile distinguere i comportamenti ristretti e ripetitivi che sono diagnostici per il disturbo dello spettro dell&#8217;autismo nei bambini in età prescolare. La distinzione tra comportamento normale e clinicamente significativo è basata sul tipo, sulla frequenza e sull&#8217;intensità del comportamento (per es., bambini che quotidianamente allineano oggetti per ore e provano molto disagio se un oggetto viene spostato). È molto importante ricevere precocemente una diagnosi di autismo al fine di avviare un intervento precoce. In America le diagnosi di autismo vengono effettuate anche intorno ad 1 anno di età. Tra i principali indicatori di riferimento nei primi anni di vita si segnalano i seguenti, distinti per aree :</p>
<ul>
<li>area del linguaggio a : assenza del balbettio fino ai 12 mesi, assenza di frasi composte da due parole fino intorno ai 24 mesi; perdita del poco linguaggio, del balbettio, o di abilità sociali; non risponde quando viene chiamato per nome; non indica per chiedere quello che vuole; non segue le istruzioni; a volte sente, altre volte sembra non sentire;</li>
<li>area delle competenze sociali : non sviluppa attenzione all&#8217;altro fino intorno ai 5 mesi di età (es. non sorride); non possiede due diversi tipi di gesto fino intorno ai 9 mesi &#8211; non indica o non usa dei gesti fino ai 12 mesi circa; preferisce giocare da solo; preferisce il gioco costruttivo rispetto a quello immaginativo; ottiene gli oggetti da solo; risulta essere indipendente in modo estremo; ha poco contatto oculare o sembra evitare attivamente di guardare; sembra che viva in un &#8220;mondo tutto suo&#8221;; sembra non essere in sintonia con gli altri; mancanza di interesse verso gli altri bambini;</li>
<li>area del comportamento : va in forte &#8220;crisi&#8221; quando si arrabbia; ha comportamenti di iperattività, di mancanza di cooperazione, oppositivi; gioca in modo strano; spesso fissa degli oggetti; cammina sulla punta dei piedi; ha un attaccamento eccessivo verso certi oggetti; allinea oggetti; ha dei comportamenti o dei movimenti ripetitivi.</li>
<li>area sensoriale : è ipersensibile o iposensibile ad alcuni sapori, alla luce, ai suoni; gli procura fastidio essere toccato o stretto; ha un comportamento molto attivo o molto passivo; gli danno fastidio gli sbalzi anche minimi di temperatura.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p>
<p>Recentemente, le frequenze di disturbo dello spettro dell&#8217;autismo negli Stati Uniti e in altri paesi si avvicinano all&#8217; 1% della popolazione, con stime simili in campioni di bambini e adulti. Altre stime parlano di una prevalenza di 27.5 /60 soggetti su circa 10.000 Il disturbo dello spettro dell&#8217;autismo viene diagnosticato quattro volte di più nei maschi rispetto alle femmine. Non è chiaro se i tassi più alti registrati negli ultimi anni riflettano un vero e proprio aumento della frequenza del disturbo dello spettro dell&#8217;autismo.</p>
<p>Oggi è largamente condivisa la convinzione che l’autismo sia la manifestazione comportamentale di disfunzioni sottostanti della maturazione neurobiologica e del funzionamento del SNC, ad etiologia spesso non definita (Volkamar, Klin e Choen, 1997). Si tende a definire l’autismo un disturbo dalla genesi plurifattoriale, caratterizzato da una perturbazione generalizzata e grave del processo di sviluppo causata da una patologia organica che intacca primariamente il SNC quando esso è in via di organizzazione (Gilberg &amp; Coleman, 2000). L’autismo è stato messo in relazione ai seguenti fattori : fattori genetici, alterazioni strutturali aspecifiche (cervelletto, ippocampo) ed alterazioni neuronali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Interventi e trattamenti</strong></p>
<p>In attesa delle nuove linee guida dell’istituto Superiore di Sanità, che ha designato recentemente (settembre 2018) un panel di studiosi 35 per la redazione del nuovo documento, riporto le indicazioni, tuttora valide, della precedente linea guida 21 (ISS, Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti, 2011). I programmi di intervento raccomandati dal documento sulla base di numerose evidenze scientifiche risultano i seguenti :</p>
<ul>
<li>programmi di intervento mediati dai genitori (Parent Training);</li>
<li>interventi comportamentali e psicologici strutturati; la maggioranza dei programmi intensivi comportamentali per i disturbi dello spettro autistico si basano sui principi della modificazione comportamentale utilizzando l’analisi comportamentale applicata (Applied Behaviour intervention, ABA); questi programmi sono precoci (possono essere avviati anche a 2 anni di età) ed intensivi, di solito da 20 a 40 ore la settimana; l’obiettivo primario è l’intervento precoce rivolto a bambini di età prescolare, solitamente mediato dai genitori, con il supporto di professionisti specializzati;</li>
<li>Social Skill Training, ossia l’apprendimento strutturato delle abilità sociali soprattutto per i bambini più grandi e gli adolescenti;</li>
<li>psicoterapia cognitivo comportamentale (Cognitive behavior therapy, CBT) che, tuttavia, richiede un certo livello di sviluppo cognitivo e verbale, quantificato in una revisione sistematica come un minimo di QI verbale pari a 69, quindi è rivolta al sottogruppo di soggetti con autismo ad alto funzionamento o sindrome di Asperger;</li>
<li>interventi per la comunicazione sociale e l’interazione (social stories, interventi che utilizzano nuove tecnologie &#8211; video per la proiezione di filmati, computer), interventi mediati da pari, training in teoria della mente e interventi basati sull&#8217;imitazione (training in imitazione reciproca o interazione imitativa);</li>
<li>interventi comunicativi: Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA); Picture Exchange Communication System (PECS).</li>
<li>programmi educativi come il TEACCH (Treatment and Education of Autistic and Related Communication Handicapped Children), un programma di educazione speciale rivolto a bambini con disturbi dello spettro autistico.</li>
</ul>
<p>Occorre sottolineare che all&#8217;interno delle stesse linee guida si ribadisce che :</p>
<ul>
<li>l’Auditory integration training (AIT) non è raccomandato;</li>
<li>la comunicazione facilitata non è raccomandata;</li>
<li>non sono disponibili prove scientifiche sufficienti a formulare una raccomandazione sull&#8217;utilizzo delle diete;</li>
<li>non sono disponibili prove scientifiche sufficienti a formulare una raccomandazione sull&#8217;utilizzo degli integratori alimentari;</li>
<li>la terapia con ossigeno iperbarico non è raccomandata.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p><a href="https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.storiesaboutautism.com%2F&amp;h=AT2T8_qLI8Z9s6Wnpc5JqHAOcE68itm0IcCvpD1Y-ORJSYpxW4mqF-jHbGtGGcQ6suF_PdVOvrb699tiEil59UD9EdMQkWEYNKNzzd6gXu_PI35GoSsgHx84j9DTNba-hyJ6">http://www.storiesaboutautism.com/</a></p>
<p>American Psychiatric Association (APA, 2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM–5)</p>
<p>Sistema Nazionale per le Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (2011). Linea guida 21.</p>
<p><strong>&nbsp;</strong></p>
<p><strong>Il Learning Program Center</strong></p>
<p>opera per la promozione e lo sviluppo dei processi di apprendimento normali e patologici in infanzia ed adolescenza mediante la realizzazione di interventi globali e focalizzati, articolati secondo metodologie e protocolli mutuati dall’approccio comportamentale e cognitivista. Il modello di intervento del Learning Program Center prevede la presa in carico delle molteplici e diversificate esigenze di del minore, della famiglia e del sistema educativo\scolastico specificamente in presenza di Disturbi del Neurosviluppo (Autismo, Disabilità Intellettive ed altri Disturbi diagnosticati in infanzia ed adolescenza)</p>
<p><strong>La Scuola di Specializzazione in Psicoterapia di Basilicata</strong></p>
<p>è una scuola quadriennale di specializzazione post-lauream per la formazione di psicoterapeuti ad orientamento cognitivo-comportamentale riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con D.M. del 21 settembre 2017 (Gazzetta Ufficiale&nbsp;del 10 ottobre 2017 n.237) ed è riservata a Psicologi e Medici, iscritti ai rispettivi albi professionali. La SSPB rilascia diplomi abilitanti l’esercizio dell’attività psicoterapeutica e recepisce gli standard minimi suggeriti dall’EABCT (European Association for Behavioural and Cognitive Therapies) ispirandosi ai principi delle psicoterapie evidence-based.</p>
<p><strong>&nbsp;</strong></p>
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		<title>La Fobia Sociale o Disturbo d&#8217;Ansia Sociale</title>
		<link>https://www.sspbasilicata.it/la-fobia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[wellpz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 22:20:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[disturbo]]></category>
		<category><![CDATA[Fobia]]></category>
		<category><![CDATA[SSPBasilicata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“ In qualsiasi situazione sociale mi ritrovi … io provo paura. Sono ansiosa prima di uscire di casa, è l&#8217;ansia cresce man mano che mi avvicino alla mia destinazione … a scuola, ad una festa, o in altri posti frequentati da persone. Sento mal di stomaco, come se stessi per avere l&#8217;influenza. Il mio cuore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sspbasilicata.it/la-fobia/">La Fobia Sociale o Disturbo d&#8217;Ansia Sociale</a> proviene da <a href="https://www.sspbasilicata.it">SSP Basilicata</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“ In qualsiasi situazione sociale mi ritrovi … io provo paura. Sono ansiosa prima di uscire di casa, è l&#8217;ansia cresce man mano che mi avvicino alla mia destinazione … a scuola, ad una festa, o in altri posti frequentati da persone. Sento mal di stomaco, come se stessi per avere l&#8217;influenza. Il mio cuore comincia a battere, le mie mani diventano sudate, mi sento fuori da me stessa e dal rapporto con gli altri. Quando cammino all’interno di luoghi pieni di persone, arrossisco e mi sento osservata da tutti. Sono imbarazzata perché mi metto in un angolo ma non riesco a pensare a nulla da poter dire alle persone. È umiliante. Mi sento goffa e non vedo l&#8217;ora di uscire. Non posso andare ad appuntamenti … e per un po&#8217; di tempo non sono andata neanche a scuola. Ho avuto dei problemi scolastici e mi sentivo una fallita”. </em></p>
<p>La fobia sociale, chiamata anche disturbo d&#8217;ansia sociale, causa disagio e ansia crescente ed eccessiva concentrazione su se stessi nelle situazioni sociali quotidiane.</p>
<p>Le persone con fobia sociale hanno una paura persistente, intensa e cronica di essere osservati e giudicati dagli altri e di essere imbarazzati o umiliati a causa delle loro azioni.</p>
<p>La paura può essere grave ed interferire con il lavoro, la scuola, o con le attività quotidiane.</p>
<p>Sebbene molte persone con fobia sociale riconoscano il loro timore di essere osservato da persone come eccessivo o irragionevole, non sono in grado di combatterlo.</p>
<p>La fobia sociale può essere limitata un ad un tipo solo di situazioni, come ad esempio la paura di parlare in un contesto formale o informale, mangiare, bere o scrivere di fronte ad altri; nei casi più gravi, la persona sperimenta sintomi praticamente ogni volta che si trova tra le persone.</p>
<p>La fobia sociale può essere veramente inabilitante e può compromettere il funzionamento personale, sociale&nbsp; e lavorativo.</p>
<p>L’ansia è accompagnata di sintomi fisici quali rossore, sudorazione profusa, tremori, nausea e difficoltà a parlare.</p>
<p>Se soffrite di fobia sociale, potreste essere spaventati ed imbarazzati da questi sintomi e sentirvi come se gli occhi delle persone fossero focalizzati su di voi. Potreste aver paura di accompagnarvi a persone diverse dai vostri familiari.</p>
<p>Le persone con fobia sociale sono consapevoli che queste questi pensieri e questi comportamenti sono irrazionali, ma anche quando riescono ad esporsi alle situazioni che temono, generalmente si sentono molto ansiosi prima dell’evento ed avvertono disagio per tutta la durata della situazione;</p>
<p>inoltre, dopo che la situazione è passata, possono continuare a provare sensazioni spiacevoli, a causa di preoccupazioni relative alla possibilità di essere stati giudicati negativamente.</p>
<p>Le donne e gli uomini percentualmente sono ugualmente afflitti da disturbi d&#8217;ansia sociale.</p>
<p>Il disturbo generalmente ha il suo esordio durante l’infanzia o nella prima adolescenza e può presentare familiarità. La fobia sociale spesso si manifesta in presenza di altri disturbi d&#8217;ansia oppure in presenza di depressione.</p>
<p>Negli individui che tentano di automedicarsi bevendo o utilizzando sostanze stupefacenti è possibile lo sviluppo di dipendenze.</p>
<p>La fobia sociale può essere trattata efficacemente con la psicoterapia e\o con interventi farmacologici.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Dr. A. Matteo Bruscella</strong></em></p>
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		<title>Il Disturbo Post Traumatico da Stress</title>
		<link>https://www.sspbasilicata.it/il-disturbo-post-traumatico-da-stress/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 22:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo]]></category>
		<category><![CDATA[post traumatico]]></category>
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		<category><![CDATA[trauma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sono stato vittima di un bruttissimo incidente stradale e sono rimasto in coma per 2 settimane. A causa dell’incidente ho avuto lesioni alle vertebre e sono rimasto in ospedale per mesi nei quali ho avuto 4 interventi chirurgici.&#160; Pensavo che non sarei tornato più come prima perché non riuscivo a svolgere i più banali compiti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sspbasilicata.it/il-disturbo-post-traumatico-da-stress/">Il Disturbo Post Traumatico da Stress</a> proviene da <a href="https://www.sspbasilicata.it">SSP Basilicata</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Sono stato vittima di un bruttissimo incidente stradale e sono rimasto in coma per 2 settimane. A causa dell’incidente ho avuto lesioni alle vertebre e sono rimasto in ospedale per mesi nei quali ho avuto 4 interventi chirurgici</em><em>.&nbsp; Pensavo che non sarei tornato più come prima perché non riuscivo a svolgere i più banali compiti della quotidianità, come vestirmi, lavarmi o mangiare da solo. Fortunatamente poi gradualmente dopo circa un anno e mezzo mi sono ripreso ed ho ricominciato ad essere indipendente. Nelle settimane successive al mio rientro a casa ho iniziato ad avere incubi di notte, continui sbalzi di umore, attacchi di panico che non riuscivo a controllare. Inoltre ho cominciato ad aver paura di viaggiare in auto e conseguentemente ho perso il lavoro perché lavoravo a 40 chilometri di distanza da casa. Attribuivo inizialmente questa paura di viaggiare alla paura per le difficoltà e dolori che ancora mi affliggevano, nonostante mi fossi ristabilito a sufficienza, mi accorgevo però che la paura di salire in macchina durava a lungo. Poi sono comparsi anche durante il giorno pensieri e immagini dell’incidente … quando ero rimasto bloccato in auto .. in questi casi avverto una estrema sofferenza … questo mi fa vivere con molto disagio … mi sento disperato, neanche la vicinanza di mia moglie e dei miei due figli riesce a&nbsp; farmi stare bene ..a volte è come se stessi su un altro pianeta … non gioco più a calcio e non riesco ad uscire con gli amici..&nbsp; non riesco più a concentrarmi su nulla e a riposare come vorrei … sono sempre agitato &#8230; Mi sono rivolto al medico di famiglia che mi ha consigliato di prendere psicofarmaci. </em></p>
<p>Il disturbo post traumatico da stress è una condizione debilitante che può svilupparsi a seguito di un evento traumatico.</p>
<p>Spesso le persone con disturbo post traumatico da stress hanno pensieri persistenti e spaventosi e ricordi dell&#8217;evento negativo si sentono emotivamente intorpiditi, specialmente con le persone che stanno loro accanto.</p>
<p>Il disturbo post traumatico da stress, portato all&#8217;attenzione pubblica dei veterani di guerra, può derivare da numerosi eventi traumatici quali&nbsp; rapine, violenze, rapimenti, abusi sessuale, incidenti gravi come quelli automobilistici o&nbsp; ferroviari, disastri naturali come inondazioni o terremoti o incendi.</p>
<p>Gli eventi che innescano un disturbo post traumatico da stress possono essere eventi minacciosi vissuti direttamente dalla&nbsp; persona, eventi che hanno messo a repentaglio la vita di persone vicine, oppure eventi dei quali la persona è stata testimone come bombardamenti o incidenti aerei.</p>
<p>In corrispondenza degli eventi dell’11 settembre nel mondo e soprattutto in America&nbsp; molti adulti e bambini hanno subito l&#8217;impatto emotivo su larga scala derivante dai danni eguale all&#8217;assistito ed alle morti di numerose persone. Qualsiasi sia stata la fonte del problema, le persone con disturbo post traumatico da stress rivivono ripetutamente il trauma nella forma di incubi e pensieri inquietanti durante il giorno.</p>
<p>Si sperimentano inoltre disturbi del sonno, sentimenti di distacco o di intorpidimento, e facile attivazione e sensazioni di allarme. Le persone con DPTS possono perdere interesse nelle cose che prima facevano con piacere ed avere difficoltà a stabilire legami affettivi.</p>
<p>Possono sentirsi irritabili, molto più aggressivi di prima, o diventare addirittura violente. Gli stimoli (situazioni, oggetti, attività) che le ricordano il trauma possono essere molto stressanti portare la persona ad evitare posti o situazioni che riportano alla memoria l’episodio traumatico.</p>
<p>Gli anniversari degli eventi traumatici sono spesso difficili. Il disturbo post traumatico da stress affligge maggiormente le donne rispetto agli uomini. Si può manifestare a qualsiasi età, inclusa l&#8217;infanzia e ci sono evidenze di una certa familiarità. Il disturbo può essere accompagnato da depressione, abuso di sostanze e da ulteriori disturbi d&#8217;ansia. Nei casi più gravi, la persona può avere problemi nella socializzazione e nel lavoro.</p>
<p>In generale, i sintomi sembrano peggiorare se gli eventi che li hanno scatenati sono stati messi in atto da una persona come ad esempio nello stupro o nel rapimento. Eventi ordinari possono fungere da ricordo del trauma ed attivare dei flashback o immagini intrusive. La persona che ha dei flashback, in forma di immagini, suoni, odori, o sensazioni può perdere il contatto con la realtà e sperimentare la sensazione che l&#8217;evento traumatico si stia manifestando in quel momento. Non tutte le persone traumatizzate sperimentano completamente i sintomi del disturbo post traumatico da stress.</p>
<p>Il DPTS è diagnosticato soltanto nel caso in cui i sintomi durano più di un mese. Nelle persone che sviluppano un disturbo post traumatico da stress, i sintomi hanno un esordio entro tre mesi dal trauma, ed il decorso del disturbo varia notevolmente. Infatti, alcune persone si ristabiliscono entro 6 mesi, altre manifestano sintomi che perdurano molto più a lungo. In alcuni casi, la condizione può diventare cronica.</p>
<p>Occasionalmente, il disturbo può non manifestarsi fino a un anno dopo l&#8217;evento traumatico. Le persone con disturbo post traumatico da stress possono essere aiutata efficacemente sia attraverso la psicoterapia sia attraverso gli approcci farmacologici.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Dr. A. Matteo Bruscella</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sspbasilicata.it/il-disturbo-post-traumatico-da-stress/">Il Disturbo Post Traumatico da Stress</a> proviene da <a href="https://www.sspbasilicata.it">SSP Basilicata</a>.</p>
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