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	<title>scuola di specializzazione Archivi - SSP Basilicata</title>
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		<title>Fobie specifiche</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 12:52:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura&#8221; (Jack Canfield) Premessa Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto paura; l&#8217;ansia e la paura sono risposte universali che tutti noi sperimentiamo quando siamo sottoposti ad eventi in qualche modo stressanti. Tuttavia alcune persone sperimentano forme estreme di avversione, paura, terrore e panico di fronte [&#8230;]</p>
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									<p><b><em>&#8220;Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura&#8221;</em> </b></p><p><b>(Jack Canfield)</b></p><p><strong>Premessa </strong></p><p>Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto paura; l&#8217;ansia e la paura sono risposte universali che tutti noi sperimentiamo quando siamo sottoposti ad eventi in qualche modo stressanti. Tuttavia alcune persone sperimentano forme estreme di avversione, paura, terrore e panico di fronte a situazioni o oggetti specifici che comunemente non preoccupano (o lo fanno in misura minima) altre persone. Queste paure irrazionali, classificate come fobiche, possono compromettere il funzionamento personale, sociale e lavorativo delle persone che le sperimentano.</p><p><strong>Storie</strong></p><p><em>&#8220;Paola è una donna in carriera nel settore bancario ed ha ricevuto di recente una promozione. Le sue nuove mansioni prevedono che sia sempre in viaggio, cosa che lei non aveva mai fatto prima. Questa apparente buona notizia, tuttavia, per lei è causa di un grosso problema perché dovrà prendere l’aereo. Non ha nessuna difficoltà a guidare in autostrada o prendere un treno, ma è terrorizzata all’idea di prendere un aereo. Paola ha evitato per anni di volare a causa di forti paure. La prima volta che ha preso un aereo si è sentita letteralmente a pezzi per tutta la settimana precedente il volo e dopo essere giunta a destinazione, ha vissuto giornate di forte angoscia in previsione del volo di ritorno. Durante il volo, inoltre, aveva vissuto momenti di forte tensione all’idea che l’aereo potesse cadere ed aveva sperimentato forti reazioni di panico ad ogni rumore strano o ad ogni movimento inusuale sull&#8217;aereo. In quell&#8217;occasione giurò a se stessa che non avrebbe mai più volato! Paola sa che la sua paura è estremamente irrazionale ma non riesce a rilassarsi all’idea di dover affrontare questa sfida e, quando si rivolge a me per un colloquio psicologico, sta pensando di rinunciare alla promozione&#8221;.</em></p><p> </p><p><em>&#8220;Pino ricorda chiaramente la prima volta che ha avuto paura degli aghi. Aveva 10 anni e doveva fare un esame del sangue per un controllo di routine. Non aveva mai fatto esami del sangue prima di quel momento e si sentiva un po&#8217; spaventato. Sua mamma gli consigliò di guardare dall&#8217;altra parte durante il prelievo in modo da non suggestionarsi e per non sentire il dolore. Prima del prelievo cominciò a sentirsi sempre più spaventato. Il suo cuore batteva come un tamburo e cominciò a sentire molto caldo. Il dottore visto il suo stato di tensione non riuscì subito a trovare la vena nel suo braccio e dopo aver provato diverse volte passo all&#8217;altro braccio. Pino si contorceva sul lettino e dovette essere trattenuto dall&#8217;infermiera. Quando finalmente riuscirono a fare il prelievo lui scoppio in lacrime. Si alzò per andarsene ma si sentì svenire e l&#8217;infermiera lo fece distendere. Nel corso degli anni, Pino ha continuato ad avere paura, anzi la sua paura è aumentata progressivamente. Quando aveva 13 anni svenne durante un prelievo di sangue e da quel momento cominciò ad evitare tutte le situazioni nelle quali poteva entrare in contatto con siringhe, limitando al minimo anche gli appuntamenti con i medici. Anche se osservava in TV qualcuno che si sottoponeva ad un prelievo cominciava a sentirsi male e nauseato. Quando arrivo il momento di andare all&#8217;Università, nonostante il forte interesse per la medicina, decise di non iscriversi a questa facoltà perché non riusciva ad immaginarsi mentre conduceva un&#8217;operazione chirurgica o mentre utilizzava siringhe per iniezioni. Rinviò il suo matrimonio di circa un anno per evitare di fare degli esami del sangue. E quando si decise a farli sveni. Pino decise che era giunto il momento di chiedere aiuto quando gli fu offerto un lavoro del quale aveva molto bisogno. Per essere assunto doveva sottoporsi ad un esame di sangue. Aveva due figli e non era nelle condizioni di poter rifiutare il lavoro. Il costo potenziale di mantenere la sua fobia sembrò a questo punto molto alto da sostenere&#8221;.</em></p><p> </p><p><em>&#8220;Anna è una casalinga di 55 anni, madre di tre figli. Lei e suo marito Paolo, recentemente si sono spostati da Roma a Napoli, andando a vivere in una villetta in periferia. Anna è estremamente sorpresa di aver avuto grosse difficoltà dopo il trasferimento da lei fortemente voluto. Durante i primi giorni di permanenza nella nuova casa, Anna trovò una lucertola sul davanzale della camera da letto e poi notò la presenza di diverse lucertole nel cortile. Alla vista delle lucertole sviluppo una estrema paura e si senti paralizzata fino a quando il marito non riuscì a togliere le lucertole dalla sua vista. Da quel momento Anna vive nel terrore di trovare altre lucertole. Esamina ogni stanza prima di entrare ed indossa stivali prima di uscire di casa. Comprende l’irrazionalità di tali comportamenti ma non riesce a trovare la forza per superare questa fobia, quindi decide di richiedere un aiuto psicologico&#8221;.</em></p><p><em> </em></p><p><em>&#8220;Chiara si è sentita sempre a disagio in luoghi alti, sin da quando era bambina. Tuttavia, la sua paura aumentò gradualmente tra i 10 ed i 20 annidi età. Racconta che all&#8217;età di 6 anni quando attraversava i ponti chiudeva gli occhi. Durante le vacanze si era sempre rifiutata di sciare o di tuffarsi da trampolini alti due o tre metri. Tuttavia le sue paure le sembravano gestibili e non la preoccupavano molto. In fin dei conti non c&#8217;erano ponti molto alti dove viveva e molti altri posti che potessero preoccuparla. Quando aveva 17 anni la sua famiglia andò in vacanza sulle Dolomiti. Lei era molto contenta di andarci tuttavia, quando arrivo, non riuscì prendere la seggiovia … per tentare di salire chiudeva gli occhi ma appena lo faceva il cuore iniziava a battere in maniera insostenibile … cominciava a sentire il fiato corto e ad avere vertigini, temeva che le gambe potessero cedere da un momento all&#8217;altro. Quindi tutti decisero di passare la giornata diversamente. Sulla strada del ritorno cominciò inoltre a focalizzarsi su tutti i ponti e le altezze dei sentieri di montagna rimanendo in uno stato di tensione per tutto il viaggio. Alla fine fu sollevata di ritornare a casa, ma dispiaciuta del fatto che il viaggio fosse stato così difficile. Man mano che gli anni passavano cominciava a sperimentare sintomi di panico in molte altre situazioni. Durante i viaggi richiedeva che il padre raggiungesse le località di destinazione evitando tutti i ponti, costringendo così la famiglia a fare molti chilometri in più. Inoltre nella sua quotidianità evitava completamente alcune zone della città&#8221;. </em></p><p><strong>Fobie Specifiche</strong></p><p>Le fobie specifiche sono caratterizzate dall’immediato sviluppo, nelle persone che ne sono affette, di paura o ansia marcate verso oggetti o situazioni specifiche (stimoli fobici). Tali stimoli vengono attivamente evitati oppure a sopportati dalla persona con paura o ansia estreme. Le reazioni emotive, nel disturbo fobico, sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dall&#8217;oggetto o dalla situazione specifici ed in generale rispetto al contesto socioculturale di appartenenza (per esempio, la paura del buio può essere ragionevole in un contesto di continua violenza, e la paura degli insetti può essere più sproporzionata in contesti in cui gli insetti fanno parte della dieta). Il grado di paura o ansia manifestate davanti all&#8217;oggetto o alla situazione fobici può variare (da ansia anticipatoria a un attacco di panico vero e proprio) a causa di numerosi fattori contestuali, quali la presenza di altri, la durata dell&#8217;esposizione e altri elementi minacciosi, come la turbolenza su un volo per individui che hanno paura di volare. Le persone con fobia specifica vivono tipicamente un aumento dell&#8217;attivazione fisiologica in previsione di, o durante l&#8217;esposizione a, un oggetto o una situazione fobici. Una fobia può essere diagnosticata quando la paura, l&#8217;ansia o l&#8217;evitamento sono persistenti e durano continuativamente per 6 mesi o più. Evitamento attivo significa che l&#8217;individuo si comporta intenzionalmente in modo da prevenire o ridurre al minimo il contatto con gli oggetti o le situazioni fobici (per es., percorre tunnel piuttosto che ponti durante gli spostamenti quotidiani per andare al lavoro a causa della paura delle altezze; evita di entrare in una stanza buia per paura dei ragni; evita di accettare un lavoro in un ambiente in cui lo stimolo fobico è più comune). I comportamenti evitanti sono spesso evidenti (per es., un individuo che ha paura del sangue il quale si rifiuta di andare dal medico), ma a volte possono essere meno evidenti (per es., un individuo che ha paura dei serpenti il quale si rifiuta di guardare immagini che assomigliano alla forma o alla figura dei serpenti). Molti individui con fobie specifiche hanno sofferto per anni e hanno modificato le loro abitudini di vita in modo da evitare il più possibile l&#8217;oggetto o la situazione fobici (per es., un individuo con diagnosi di fobia specifica, animali, che trasloca in una zona priva del particolare animale temuto). Come conseguenza dell’evitamento e del disagio connesso ad affrontare determinate situazioni la persona manifesta una significativa compromissione del proprio funzionamento in ambito personale, sociale, lavorativo o in altre aree importanti. Le fobie possono essere suddivise in classi sulla base degli stimoli fobici; pertanto possono essere presenti fobie e che riguardano :</p><ul><li>animali (per es., ragni, insetti, cani);</li><li>l’ambiente naturale (per es., altezze, temporali, acqua);</li><li>il sangue, le iniezioni, le ferite (per es., aghi, procedure mediche invasive);.</li><li>determinate situazioni – situazionale &#8211; (per es., aeroplani, ascensori, luoghi chiusi);</li><li>altri stimoli (per es., paura di situazioni che possono portare a soffocare o vomitare; nei bambini, paura dei rumori forti o dei personaggi in maschera).</li><li>Le persone comunemente sviluppano fobie multiple (almeno tre nel 75% dei casi).</li></ul><p>Le persone con fobia specifica sviluppano il disturbo, di solito, nella prima infanzia, nella maggior parte dei casi prima dei 10 anni. L&#8217;età media di insorgenza è tra i 7 e gli 11 anni. Le fobie specifiche situazionali tendono ad avere un&#8217;età di esordio tardiva rispetto alle fobie specifiche per l&#8217;ambiente naturale, gli animali o il sangue-iniezioni-ferite. Le fobie, tra alti e bassi, persistono fino all&#8217;età adulta e, senza trattamento, hanno scarsa probabilità di scomparire. Una fobia specifica può svilupparsi a qualsiasi età, spesso come risultato di esperienze traumatiche. In età anziana la presenza di un disturbo fobico può essere sottostimata a causa della tendenza degli anziani ad attribuire i sintomi dell&#8217;ansia ad altre condizioni mediche.</p><p><strong>Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>La prevalenza a 12 mesi stimata per la fobia specifica è di circa il 7-9%. I tassi di prevalenza sono di circa il 5% nei bambini e di circa il 16% negli adolescenti dai 13 ai 17 anni. I tassi di prevalenza sono minori negli individui più anziani (intorno al 3-5%). Le femmine sono più frequentemente colpite rispetto ai maschi, con un rapporto di circa 2:1, anche se i tassi variano a seconda dei differenti stimoli fobici. In altre parole, fobie specifiche relative ad animali, ambiente naturale e situazionali sono vissute prevalentemente da parte delle femmine, mentre la fobia sangue-iniezioni-ferite è vissuta quasi in egual modo da entrambi i generi.</p><p>A volte la fobia specifica si sviluppa in seguito a un evento traumatico (per es., essere attaccati da un animale o rimanere bloccati in un ascensore), all&#8217;osservazione di un evento traumatico occorso ad altri (per es., vedere affogare qualcuno), a un attacco di panico inaspettato verificatosi in quella che sarà la situazione temuta (per es., un attacco di panico inaspettato in metropolitana), oppure alla trasmissione di informazioni (per es., l&#8217;ampia copertura mediatica di un disastro aereo). Le cause del comportamento fobico hanno una base ambientale (iperprotettività genitoriale, la perdita di un genitore o la separazione, l’abuso fisico o sessuale, gli episodi negativi o traumatici connessi con la situazione fobica) genetica e fisiologica in quanto spesso si osserva una familiarità tra i parenti di primo grado e temperamentale (per la presenza di tratti come l&#8217;affettività ne­gativa o l&#8217;inibizione comportamentale)</p><p><strong>Interventi e trattamenti</strong></p><p>Se l’oggetto della paura è facile da evitare, le persone con fobie specifiche possono non sentire il bisogno di chiedere aiuto per un trattamento. Tuttavia, a volte prendono importanti decisioni personali e lavorative per evitare una situazione fobica, e questo evitamento porta a rallentamenti estremi, che possono essere inabilitanti. Le fobie specifiche sono facilmente trattabili attraverso la psicoterapia cognitivo comportamentale. Le strategie utilizzate in terapia cognitivo comportamentale si basano sull’implementazione dei seguenti interventi:</p><ul><li>automonitoraggio; per favorire lo sviluppo di un senso più obiettivo delle proprie reazioni a situazioni fobiche, e quindi favorire un maggiore senso di padronanza e controllo.</li><li>ristrutturazione cognitiva; attraverso la quale la persona impara a comprendere il ruolo delle cognizioni nel mantenimento delle fobie (ad es. percezione errata del rischio associato a situazioni fobiche o interpretazione errata di segnali interocettivi legati alla attivazione fisiologica) Capacità di aiutare il cliente a comprendere come la paura delle proprie reazioni fisiche a situazioni fobiche possa contribuire al mantenimento (&#8220;paura della paura&#8221;) aiutare il cliente a identificare pensieri e ipotesi associati all&#8217;ansia ea utilizzare la scoperta guidata per generare cognizioni alternative. Una capacità di aiutare il cliente a generare esperimenti comportamentali (di solito come parte del componente di esposizione) per testare la validità delle cognizioni e delle ipotesi</li><li>esposizione; la tecnica prevede diverse fasi nelle quali:</li></ul><ol><li>viene spiegato al paziente il modello comportamentale dell&#8217;ansia fobica (nella quale l&#8217;evitamento può mantenere i sintomi) ed il ruolo dell&#8217;esposizione nel testare la validità dei pensieri catastrofici ed irrazionali posseduti dalla persona;</li><li>si lavora con il cliente per redigere elenchi di attività pratiche ed homework di esposizione alle situazioni ed oggetti temuti;</li><li>si implementa l&#8217;esposizione immaginativa in presenza di problemi pratici che rendono difficile l&#8217;esposizione in vivo;</li><li>si utilizza l&#8217;esposizione interocettiva (una tecnica di esposizione alle sensazioni fisiche) per aiutare le persone ad identificare e aggirare eventuali comportamenti di sicurezza (fattori di mantenimento);</li></ol><ul><li>strategie di mantenimento e prevenzione delle ricadute.</li></ul><p><em>American Psychiatric Association (APA, 2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM–5)</em></p>								</div>
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		<title>Ansia sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 12:36:49 +0000</pubDate>
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									<h3><b><em>&#8220;La felicità odia i timidi&#8221;</em></b></h3><h3><b>(Eugene O’Neill)</b></h3><p> </p><p><strong>Premessa</strong></p><p>La fobia sociale, chiamata anche disturbo d’ansia sociale, è una forma di focalizzazione estrema su se stessi e sul proprio modo di apparire nelle relazioni sociali quotidiane. Le persone con fobia sociale hanno una paura persistente, intensa e cronica di essere osservate e giudicate dagli altri e di essere imbarazzate o umiliate a causa delle loro azioni. La paura può essere grave ed interferire con il lavoro, la scuola o con le attività quotidiane. Le persone che soffrono di fobia sociale riconoscono che il loro timore di essere osservate è eccessivo o irrazionale ma non sono in grado di combatterlo.</p><p> </p><p><strong>Storie</strong></p><p>“<em>Mi chiamo Mario ho 35 anni ed ho un problema che si manifesta soprattutto nei luoghi pubblici. In particolare ho paura di bloccarmi in quei luoghi dove potrei essere oggetto dell&#8217;attenzione altrui. Mi sento in difficoltà estrema, in diverse situazioni ad esempio a ristorante o dal barbiere. È una cosa strana perché non mi preoccupano affatto in altri luoghi più ampi dove so che le persone potrebbero ignorarmi come allo stadio, al cinema o in altri luoghi aperti. Tutto è iniziato 2 anni fa, mi trovavo a ristorante con un amico e cominciai a percepire una forte ansia, è particolarmente sentivo una forte tensione muscolare . .la mia tensione aumento ed ebbi un vero e proprio blocco muscolare avvertivo quasi dei tremori e degli spasmi. Il mio amico non si accorse affatto di quello che era successo, ma da quel momento iniziai ad essere letteralmente terrorizzato all’idea che potesse nuovamente ripresentarsi un episodio di questo tipo. Ho il terrore di vivere questa situazione imbarazzante e soprattutto sono preoccupato dal fatto che gli altri possano accorgersi del mio problema e delle mie reazioni fisiologiche. Quando devo andare in un posto come ad esempio in un ristorante comincio ad avvertire una forte ansia già dalla mattina ed il pensiero di potermi bloccare diventa martellante. Arriva il momento di entrare a ristorante avverto una tensione molto alta, già sento tutti i muscoli attivati e comincio a concentrarmi costantemente su ogni piccolo segnale interno che il mio corpo mi manda e che potrebbe essere un precursore del blocco fisico, che peraltro non si è mai più verificato. A volte gli altri si accorgono del fatto che sono quasi assente e distratto. A causa di questo problema vado molto più raramente a ristorante … è un&#8217;esperienza molto penosa per me e quando mi propongono di uscire a cena, spesso rifiuto … evito queste situazioni. Non riesco a spiegarmi assolutamente perché mi accada tutto questo. A volte mi chiedo perché non posso essere normale come gli altri ? In generale la mia vita va bene … ho una bella famiglia, un bel lavoro e sono soddisfatto della mia vita. Tuttavia fin da bambino sono stato eccessivamente timido è preoccupato del giudizio degli altri … credo a causa delle mie umili origini … i miei genitori erano contadini e non avevano una grande istruzione. Tuttavia questi aspetti per me non sono mai stati un problema in società, nelle relazione con gli altri o nelle mie relazioni affettive. Sono una persona sempre attiva … non riesco a stare seduto e mi piace essere sempre impegnato</em>”.</p><p> </p><p><strong>Ansia sociale</strong></p><p>L’ansia sociale è caratterizzata da una paura marcata e persistente relativa ad uno o più situazioni sociali o prestazionali. Situazioni cioè dove è richiesta una prestazione che possa implicare una valutazione o una critica da parte altrui. La persona è preoccupata di essere valutata &#8211; da persone non familiari &#8211; come ansiosa, debole, pazza, stupida, noiosa, intimidatoria, sporca o sgradevole. Teme di agire o apparire in un determinato modo oppure di mostrare sintomi d’ansia, come arrossire, tremare, sudare, inciampare nelle parole ecc. Conseguentemente le situazioni sociali e prestazionali sono evitate oppure, nei casi meno gravi, sono tollerate con grande fatica e sofferenza. L&#8217;evitamento può essere esteso (per es., non andare alle feste, rifiutare la scuola) oppure meno evidente (per es., preparare troppo il testo di un discorso, distogliere l&#8217;attenzione indirizzandola su altri, limitare il contatto visivo). Le persone possono presentare forti reazioni a carico del sistema nervoso autonomo nelle situazioni sociali temute con manifestazioni violente di rossore, sudorazione, malessere gastrointestinale e di diarrea. Oltre all&#8217;ansia nel corso dell&#8217;esposizione alla situazione temuta, può manifestarsi marcata ansia anticipatoria per esempio cominciare a preoccuparsi varie ore al giorno fin da varie settimane prima di un evento sociale difficilmente evitabile, come ad esempio il matrimonio di un fratello. Può instaurarsi un circolo vizioso, fatto di ansia anticipatoria che determina un atteggiamento di apprensione e sintomi da ansia, che determinano a loro volta una prestazione realmente scadente ed imbarazzante, che determina in seguito maggiore ansia anticipatoria. L&#8217;ansia sociale può essere limitata un ad un solo tipo di situazioni, come ad esempio la paura di parlare in pubblico, in un contesto formale o informale o può essere generalizzata e portare la persona ad avere difficoltà anche nel mangiare, bere o scrivere di fronte ad altri; nei casi più gravi, la persona sperimenta sintomi di forte ansia e disagio ogni volta che si trova tra le persone. Per diagnosticare un disturbo tali sintomi devono durare da almeno 6 mesi e l&#8217;ansia e l&#8217;evitamento devono interferire significativamente con la normale routine dell&#8217;individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico, o con le attività o relazioni sociali. Talvolta il disturbo emerge da una storia infantile di inibizione o timidezza, può verificarsi anche nella prima infanzia e può avvenire in seguito a un&#8217;esperienza stressante o umiliante. Il primo esordio in età adulta è relativamente raro e negli adulti più anziani, l&#8217;ansia sociale può riguardare l&#8217;imbarazzo relativo al proprio aspetto o alla vergogna per il declino delle funzioni sensoriali o fisiologiche. Metà degli individui con disturbo d&#8217;ansia-sociale sperimenta un miglioramento nel giro di pochi anni; nelle altre situazioni, in assenza di trattamenti specifici, si manifesta un peggioramento o una cronicizzazione del disturbo.</p><p> </p><p><strong>Quanto frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>La prevalenza media del disturbo in Europa è del 2,3% ed i tassi di prevalenza tendono a diminuire con l&#8217;età. Il disturbo d&#8217;ansia sociale si manifesta con la stessa probabilità sia tra gli uomini sia tra le donne. Alla base della manifestazione del disturbo, la ricerca contemporanea ha approfondito il ruolo di :</p><ul><li>fattori temperamentali (inibizione comportamentale, paura della valutazione negativa);</li><li>fattori ambientali (maltrattamento infantile e altre avversità psicosociali con esordio precoce);</li><li>fattori genetici (il disturbo d&#8217;ansia sociale è caratterizzato da familiarità).</li></ul><p> </p><p><strong>Interventi e trattamenti</strong></p><p>La fobia sociale può essere trattata efficacemente grazie a numerosi protocolli farmacologici e di psicoterapia cognitivo comportamentale. In terapia cognitivo comportamentale sono utilizzate procedure di :</p><ul><li>auto-osservazione e valutazione: attraverso le quali la persona impara ad analizzare e identificare quali sono le situazioni specifiche e gli stimoli attivatori che scatenano l&#8217;ansia;</li><li>ristrutturazione cognitiva: che aiuta la persona ad identificare i pensieri irrazionali responsabili dell’attivazione dell’ansia e ad adottare un approccio scientifico per esaminare la loro veridicità, sottoponendoli a rigorosi test di logica;</li><li>il training assertivo : attraverso il quale la persona impara a far valere i propri diritti senza ledere quelli degli altri e ad acquisire abilità di comunicazione ed autoregolazione efficaci;</li><li>esposizione sistematica: per ridurre l&#8217;ansia esponendosi deliberatamente ed in maniera graduale alle situazioni che provocano disagio ed attraverso esperimenti comportamentali progettati al fine di confutare le ipotesi catastrofiche ed i pensieri irrazionali alla base della risposta ansiosa.</li></ul><p> </p><p>L’approccio farmacologico, a base di antidepressivi, pur essendo efficace non rappresenta una soluzione definitiva per il problema. Per ottenere risultati tangibili spesso sono necessarie da 2 a 6 settimane monitorando costantemente gli effetti collaterali dei farmaci. Alcune persone riescono ad abbandonare la terapia farmacologica in modo graduale, man mano che l’ansia sparisce, altre interrompono la terapia bruscamente provocando un ritorno immediato della sintomatologia. In tale ottica il modello maggiormente funzionale per il trattamento del disturbo prevede una combinazione di terapia cognitivo comportamentale e farmaci, all&#8217;interno di contesti terapeutici di tipo multiprofessionale.</p><p> </p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p>A.Galeazzi, P. Meazzini (2004). Mente e comportamento. Trattato italiano di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Giunti American Psychiatric Association (APA) 2013. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm5)</p><p> </p>								</div>
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		<title>Agoraphobia</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 12:32:43 +0000</pubDate>
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									<p>Per agoraphobia s&#8217;intende l&#8217;ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni da dove sia difficile (o imbarazzante) allontanarsi, oppure dove sia difficile o impossibile ricevere aiuto nel caso in cui si verifichino sintomi di un attacco di panico. Per esempio, qualora si verificasse un attacco o si presentassero alcuni sintomi di panico mentre l&#8217;interessato si trova in una chiesa affollata potrebbe essere difficoltoso uscire prima della fine della cerimonia; durante un pranzo importante sarebbe imbarazzante andarsene all&#8217;improvviso; durante un viaggio in treno sarebbe impossi­bile scendere prima della fermata successi­va; trovandosi in macchina in certe ore e in certe zone è possibile rimanere bloccati da un ingorgo e non potersi allontanare dall&#8217;auto; viaggiando in autostrada sareb­be necessario attendere il casello successi­vo per poter invertire la marcia e tornare a casa o raggiungere un ospedale. Situazioni di questo tipo vengono evitate del tutto oppure vengono affrontate solo con la pre­senza di un accompagnatore oppure ven­gono affrontate e sopportate con disagio e con l&#8217;ansia continua che possa insorgere prima o poi un attacco.</p><p><strong>Storie</strong></p><p>“<em>Ciao mondo, sono tornata …. ritornata a vivere a 48 anni … tuttavia non vivo ancora pienamente come vorrei perché sto lottando giorno per giorno. Non riesco a raccontare con precisione come ho fatto a diventare agoraphobica. Sono scivolata in questa condizione giorno dopo giorno e quando mi sono accorta di avere un problema serio, non ero più in grado di tornare indietro, mi vergognavo a chiedere aiuto per paura che qualcuno potesse conoscere il mio segreto. Volevo parlare, ma mi vergognavo a dire le cose che mi venivano in mente. Non volevo essere giudicata. Mi sono nascosta ed ho trascurato la mia salute … ho smesso di prendermi cura di me stessa. Pensavo che il mio disagio non sarebbe mai finito. La vita in quelle condizioni era difficilissima. Mia figlia era sempre al mio fianco nelle rare occasioni nelle quali mi avventuravo fuori casa, soprattutto per la necessità di cure mediche. Nonostante avessi dolori fisici escludevo a priori la possibilità di uscire, per quanto fosse forte il dolore che provavo … il dolore di affrontare il mondo esterno era maggiore. Avevo un problema ai denti e provavo dolori fortissimi … avevo il volto stravolto dal gonfiore di un ascesso ed era urgente una visita dentistica. In quella occasione uscii di casa … le gambe mi tremavano, il cuore martellava, le mani sudavano e mi mancava il fiato. Dopo aver esaminato le mie radiografie, il dentista mi disse che con quella infezione non avrebbe lavorato, mi prescrisse dei farmaci e mi disse di ritornare dopo 10 giorni. Quei dieci giorni sembrarono il conto alla rovescia della mia esecuzione. Ogni giorno passava alla velocità della luce. La paura divenne sempre più forte. Quando arrivò il giorno di uscire iniziai a prepararmi quattro ore prima … soprattutto per discutere con me stessa. Quando il dentista mi vide, stavo tremando e sudando copiosamente. Parlò con me per qualche minuto, spiegando cosa avrebbe fatto e mi disse che avrei dovuto rilassarmi. Mi disse inoltre che sembravo molto giù e che avrei dovuto parlare con qualcuno. Ero stata scoperta. Il mio segreto non era al sicuro come pensavo. Pensai che tre mesi prima il mio medico mi aveva detto che sembravo depressa e mi aveva consigliato degli antidepressivi. Oggi so che gli antidepressivi non sarebbero stati la soluzione più adatta. Fuori casa provavo fortissima ansia ed avevo il timore di svenire in situazioni di affolla­mento, in luoghi chiusi o su mezzi pub­blici. Da anni non riuscivo più a spostarmi da sola in auto, in treno, in autobus … non riuscivo a dormire da sola di notte e non potevo restare sola in casa. Ogni volta che ero costretta ad uscire di casa pensavo «Se guido da so­la e mi sentirò male, nessuno potrà aiutar­mi»; «Se sto male in treno o in autobus, non potrò scendere»; «Devo vigilare co­stantemente sulle mie sensazioni fisiche»; «I giramenti di testa significano che sto per svenire»; «Sono una persona debole che ha bisogno di aiuto». Poi iniziavano le vertigini, i gira­menti di testa, i pensieri catastrofici, che mi facevano immediatamente ricercare un posto sicuro o la vicinanza di mia figlia … tutto finiva immediatamente appena a casa … poi anche l’interno della casa divenne insicuro… Mi sentivo senza speranza … poi mi parlarono di psicoterapia cognitivo comportamentale. Cominciai a pensare che dovevo fare qualcosa e dissi a mia figlia che avevo bisogno di aiuto. Mi guardò con gli occhi in lacrime e mi disse &lt;Mamma, sto cercando di aiutarti in ogni modo, non so cos&#8217;altro posso fare&gt; Le dissi che avevo bisogno di un professionista … Quando mi recai dallo psicologo tremavo ma mi sentivo anche speranzosa. Il dottore e io parlammo per un bel po&#8217; … finalmente riuscii a parlare del mio segreto e trovai il coraggio di fare la fatidica domanda: &lt;dottore pensa che io sia pazza?&gt;. Il dottore si chinò verso di me e mi disse: &lt;Lei non è pazza&gt;. Sorrisi e tirai un sospiro di sollievo. Il mio terapeuta mi aiutò a gettare le basi per tutte le strategie da seguire. Mi insegnò a respirare correttamente ed a rilassarmi, e ad ogni sessione mi sentivo più forte. Poi dovevo fare i miei homework, lavorare a casa. Il mio compito fu quello di stilare un elenco di tutti i miei obiettivi. Andare al supermercato da sola, andare in autobus, andare in terapia e tornare a casa da sola. Mi sentivo orgogliosa e forte, ma allo stesso tempo mi resi conto che avevo ancora del lavoro da fare. Oggi non mi nascondo più, ma la mia lotta continua. Ci sono ancora sfide da affrontare … non mi nasconderò più. Ho scelto di affrontare le mie paure confidando nella forza dei risultati che ho ottenuto</em>”.</p><p><strong> </strong></p><p><strong>Agoraphobia</strong></p><p>La caratteristica essenziale dell&#8217;agoraphobia è la paura, intensa, innesca­ta dalla reale o anticipata esposizione ad un&#8217;ampia gamma di situazioni quali: utilizzare i trasporti pubblici (come automobili, bus, treni, navi o aerei) trovarsi in spazi aperti, (come parcheggi, mercati o ponti); trovarsi in spazi chiusi (come negozi, teatri o cinema) stare in fila oppure essere tra la folla o essere fuori casa da soli. In tali situazioni, gli individui hanno pensieri circa il fatto che potrebbe accadere qualcosa di terribile, pensano che potrebbe essere difficile fuggire da tali situazioni (per es., &#8220;non posso uscire da qui&#8221;) oppure che potrebbe non essere disponibile soccorso (per es., &#8220;non c&#8217;è nessuno che possa aiutar­mi&#8221;) quando si verificano sintomi di panico (vertigini, svenimento e paura di morire ecc.) o altri sintomi invalidanti o imbarazzanti (vomitare e sintomi dell&#8217;intestino irritabile, la paura di cadere oppure, nei bambini, un senso di disorientamento e di sentirsi persi). Due sono dunque le componenti dell&#8217;agoraphobia: l&#8217;ansia che viene esperita e le condotte di evitamento. Le condotte di evitamento costituiscono la componente centrale del disturbo agorafobico. Di fatto, per ogni persona con questo problema è pos­sibile tracciare una linea di demarcazione tra &#8220;zone sicure&#8221; e &#8220;zone pericolose&#8221;: le zo­ne sicure sono definite dalla vicinanza alla propria casa o ad una persona significati­va. Ne seguono evitamenti sistematici e li­mitazioni più o meno gravi delle possibi­lità di spostamento e dell&#8217;autonomia per­sonale. Tutto ciò comporta modifiche an­che rilevanti nella vita della persona. Si passa da limitazioni abbastanza lievi (ad esempio, non fare certi viaggi se non ac­compagnati) a limitazioni più gravi che ostacolano il recarsi al lavoro o addirittura la piccola autonomia di spostamenti nel quartiere da parte di una casalinga. Nei casi estremi, questo disturbo con­duce il paziente a vivere come un recluso in casa propria e a dipendere in tutto dal­la collaborazione dei familiari. Esempi di comportamenti di protezione sono il por­tare con sé degli ansiolitici da assumere in caso di ansia, un telefono cellulare da uti­lizzare per chiedere aiuto, ecc. La percentuale di individui con agoraphobia che riferiscono attacchi di panico o di­sturbo di panico precedente l&#8217;esordio dell&#8217;agoraphobia varia dal 30% nei campioni di popolazione a più del 50% nei campioni in trattamento. La media generale di età di esordio dell&#8217;agoraphobia è di 17 anni, anche se l&#8217;età di esordio senza precedenti attacchi di panico o disturbo di panico è di 25-29 anni. L’Agoraphobia, in assenza di idonei interventi, difficilmente sparisce. La bassa prevalenza di agoraphobia nei bambini potrebbe riflettere le difficoltà nel ri­portare i sintomi; inoltre, gli adolescenti, in particolare i maschi, possono essere meno disposti rispetto agli adulti a parlare aperta­mente delle paure e dell&#8217;evitamento agorafobici.</p><p><strong>Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>Ogni anno, circa l&#8217;1,7 % degli adolescenti e adulti riceve una diagnosi di agoraphobia. Le femmine hanno il doppio di possibilità rispetto ai maschi di soffrire di agoraphobia. Il di­sturbo sembra riguardare circa il 2-3% delle persone appartenenti alla popolazio­ne generale. Tra i fattori più studiati messi in relazione allo sviluppo di agoraphobia rivestono un ruolo importante quelli:</p><ul><li>temperamentali (inibizione comportamentale, affettività negativa, sensibilità all&#8217;ansia);</li><li>ambientali (eventi negativi in età infantile &#8211; separazione, morte di un genitore &#8211; e altri eventi stressanti &#8211; essere attaccati o aggrediti &#8211; clima fami­liare caratterizzato da ridotto calore e aumentata iperprotettività);</li><li>genetici e fisiologici (l’ereditabilità dell&#8217;agoraphobia è del 61%).</li></ul><p><strong>Interventi e trattamenti</strong></p><p>La terapia cognitivo comportamentale dell’agoraphobia prevede l’implementazione di programmi di:</p><ul><li>ristrutturazione cognitiva; attraverso la quale la persona mette in discussione alcuni pensieri specifici;</li><li>esposizione in vivo &#8211; nelle sue moltepli­ci varianti &#8211; che è la procedura più diffusa e più efficace nel trattamento comportamentale dell&#8217;agoraphobia; i programmi di esposizione includono solitamente un ventaglio di si­tuazioni-stimolo facenti parte della &#8220;zona di pericolo&#8221; della persona che, in un primo momento, viene accompagnata sul luogo specifico delle sue paure in modo da poter esercitare le pratiche di autocontrol­lo;</li><li>prescrizioni comportamentali, pratiche graduate (costruzione di gerarchie di situazioni evitate), home-work ed attività svolte in assenza di figure terapeutiche o di altre persone che fungono da &#8220;rassicu­razione&#8221;;</li><li>Intervento a livello domiciliare dove la figura professionale è so­stituita da una collaborazione strettamen­te programmata dei familiari.</li></ul><p>Altre strategie di derivazione cognitivo comportamentale comportano l’attivazione di:</p><ul><li>cambiamenti nello stile di vita e percorsi di auto-aiuto;</li><li>programmi di auto aiuto attraverso specifici manuali o software computerizzati;</li><li>rilassamento muscolare progressivo e le tecniche di respirazione diaframmatica.</li></ul><p>Gli approcci farmacologici, utilizzati, come trattamento esclusivo in combinazione la terapia cognitivo comportamentale, prevedono la somministrazione di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Questi farmaci originariamente sviluppati per curare la depressione, si sono dimostrati efficaci anche su altri disturbi tra i quali gli attacchi di panico e i pensieri ossessivi. Questi farmaci a volte presentano effetti collaterali quali : diminuzione del desiderio sessuale, visione offuscata, diarrea o costipazione, agitazione o sudorazione eccessiva. Questi effetti collaterali tuttavia, tranne in rari casi, scompaiono con l’assunzione prolungata del farmaco.</p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p>A.Galeazzi, P.Meazzini (2004). Mente e comportamento. Trattato italiano di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Giunti</p><p>American Psychiatric Association (APA) 2013. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm5)</p>								</div>
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		<title>Disturbo di Panico</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 10:29:54 +0000</pubDate>
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									<p><b>&#8220;<em>Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire ma non trovò nessuno</em>&#8220;</b></p><p><b>(J.W.Goethe)</b></p><p> </p><p>Pian piano il cuore ha iniziato a battermi forte, poi all&#8217;impazzata, quasi volesse uscirmi fuori dal petto. Mi mancava l’aria &#8230; sono rimasto lì, senza poter fare niente … mi sentivo in un bolla, poi improvvisamente i suoni, i rumori sono diventati molto vividi come tutte le mie sensazioni, il tempo si è fermato, sentivo un dolore al torace, e non riuscivo a respirare. “sto per morire” “eccoci! Un infarto come mio padre. Poi sono scappato fuori dall&#8217;ufficio …  mi è passato &#8230; passa tutte le volte … ma vivo nel terrore che possa accadermi un’altra volta. Le persone con attacchi di panico provano sensazioni di terrore, emozioni che si presentano in modo inatteso ed improvviso. Leggi l’articolo per saperne di più.</p><p><em> </em></p><p><strong>Storie</strong></p><p><em>&#8220;Ricordo molto bene il mio primo attacco di panico. Stavo attraversando un periodo difficile a causa della separazione con mia moglie. Stavo camminando ed all&#8217;improvviso le luci mi sembrarono più luminose … mi sentivo spaesato, minuscolo e vulnerabile tra la gente. Le mie ginocchia si trasformarono in gelatina e mi poggiai ad un albero del viale. Non riuscivo a respirare e pensavo di morire. Le sensazioni erano venute fuori dal nulla e non avevo mai provato nulla di simile prima. Da quel momento in poi cominciai a preoccuparmi costantemente di ogni piccolo dettaglio della mia vita riflettendo sulle possibili conseguenze negative delle mie più semplici scelte quotidiane. Ad esempio quando aspettavo l’autobus pensavo al posto migliore dove sedermi, per essere soccorso tempestivamente nel caso in cui mi fossi sentito male &#8230; La prima volta era accaduto di mattina, così smisi di uscire di mattina, tranne che per lavoro … pian piano la mia vita divenne sempre più povera di attività ed interessi … vivevo costantemente con la paura di sentirmi male …&#8221;</em></p><p><em><br />“… É cominciato tutto 10 anni fa, quando ho finito l’Università ed ho iniziato a lavorare. Ero ad un convegno seduta ad ascoltare le relazioni &#8230; è esplosa questa cosa dentro di me . Mi sentivo come se stessi per morire … per me, gli attacchi di panico sono esperienze estremamente violente. Mi sento disconnessa dalla realtà, come se stessi per perdere il controllo. Il mio cuore inizia a battere all&#8217;impazzata, perdo il respiro … tra un attacco ed un’altro vivo con il terrore al pensiero che ciò possa accadermi ancora. Ho paura di tornare nei luoghi dove ho avuto un attacco. Se non chiedo aiuto presto, non ci saranno più posti dove sentirmi al sicuro …”.</em></p><p><em>&#8220;A volte mentre sono seduta in treno, sono in giro per acquisti o sto parlando con una amica, divento improvvisamente iperattiva. Comincio a sentirmi in pericolo … indifesa …  tutto diventa chiaro, brillante  e definito come se fosse in alta definizione. Le gambe si piegano e devo sedermi o addirittura sdraiarmi … poi iniziano i tremori  ed il dolore al torace in corrispondenza dello sterno. A volte, quando sono all&#8217;interno di luoghi chiusi, inizio a tremare, ad avere mancanza d’aria, a sentire debolezza alle gambe, e comincio a guardarmi intorno in cerca di un’uscita o di qualcuno che possa aiutarmi. Ci vogliono circa 20 minuti circa prima che queste sensazioni spariscano … poi mi sento emotivamente distrutta &#8230;</em></p><p> </p><p><strong>Disturbo di Panico</strong></p><p>Le persone con attacchi di panico provano sensazioni di terrore, emozioni che si presentano in modo inatteso ed improvviso. Non sono in grado di fare previsioni su quando si manifesteranno gli episodi e sviluppano una intensa ansia tra un episodio e l’altro, ansia accompagnata da preoccupazioni sui luoghi e sui momenti nei quali potrebbe manifestarsi un successivo episodio. I sintomi di un attacco di panico comprendono : battito cardiaco accelerato, capogiri, vertigini, sensazione di svenimento, sudorazione, formicolio o intorpidimento di alcune parti del corpo, tremore o agitazione, vampate di calore o brividi, mancanza di respiro o difficoltà respiratorie, sensazioni di irrealtà o senso di distacco dal corpo, sensazioni di soffocamento, dolore toracico, pressione o disagio, sensazione di perdita del controllo e\o paura di impazzire, nausea, problemi di stomaco o diarrea improvvisa, paura di morire. Gli attacchi di panico possono verificarsi in qualsiasi momento, anche durante il sonno. Un attacco generalmente ha il suo picco entro 10-15 minuti, ma alcuni sintomi possono durare molto più a lungo. Il disturbo di panico viene diagnosticato in presenza di attacchi ricorrenti (più di un attacco di panico) ed inaspettati (senza chiari elementi scatenanti) come quando l&#8217;individuo si sta rilassando oppure svegliando dal sonno (attacchi di panico notturni). Gli attacchi di panico attesi si manifestano in presenza di chiari elementi scatenanti o situazioni specifiche. Gli attacchi possono essere moderatamente frequenti (per es., una volta a settimana) e presentarsi per mesi in maniera regolare, oppure in brevi serie più frequenti (per es., quotidianamente) intervallate da settimane o mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti per molti anni. Inoltre gli attacchi possono essere completi (con quattro o più sintomi) o  paucisintomatici (con meno di quattro sintomi). Le persone affette da disturbo di panico manifestano preoccupazioni relative alle conseguenze di questi episodi sul piano fisico (come il timore che gli attacchi di panico indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita) sociale (come l&#8217;imbarazzo o la paura di essere valutati negativamente dagli altri a causa dei visibili sintomi di panico) e circa il loro funzionamento mentale (paura di impazzire o perdere il controllo). Inoltre, possono esservi preoccupazioni pervasive circa le capacità di portare a termine le attività quotidiane o di affrontare eventi stressanti quotidiani. I comportamenti di evitamento di situazioni, stimoli o attività potenzialmente attivanti un attacco di panico rappresentano il tentativo da parte della persona di minimizzare o evitare le sensazioni fisiche oppure le loro conseguenze. Se si inizia ad evitare le situazioni ansiogene, subentrano vere e proprie limitazioni che influenzano scelte importanti come ad esempio quelle lavorative o sentimentali fino a limitare notevolmente il funzionamento in aree importanti della vita. In questo modo le vite di alcune persone diventano così limitate da compromettere lo svolgimento delle semplici attività quotidiane come fare la spesa, guidare, uscire da soli ecc. In alcuni casi, infatti, la persona potrebbe non uscire più di casa o non riuscire ad affrontare una situazione temuta in assenza di una persona fidata o del coniuge. Fondamentalmente, queste persone evitano qualsiasi situazione in cui si sentono indifese per la possibilità del verificarsi di un nuovo attacco di panico. Quando la vita delle persone diventa molto limitata, in un terzo dei casi, esse sviluppano una ulteriore condizione denominata agorafobia. Il disturbo di panico è spesso accompagnato da altre gravi condizioni come la depressione e l’abuso di sostanze.</p><p>L&#8217;età media di insorgenza del disturbo di panico è generalmente di 20-24 anni, con un decorso cronico in assenza di adeguati interventi. Solo una minoranza di persone presenta una completa remissione senza successive ricadute negli anni successivi. Negli anziani si registra una minore prevalenza del disturbo e ciò potrebbe essere messo in relazione la riduzione della risposta del sistema nervoso autonomo legata all&#8217;età. Inoltre, gli adulti più anziani tendono ad attribuire i loro attacchi di panico a determinate situazioni stressanti o condizioni mediche.</p><p> </p><p><strong>Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>Nella popolazione generale, le stime di prevalenza a 12 mesi per il disturbo di panico è di circa il 2-3% negli adulti e negli adolescenti. Il disturbo di panico è due volte più comune nelle donne.</p><p>I fattori di rischio più studiati, messi in relazione con lo sviluppo di un disturbo di panico, sono di tipo:</p><ul><li>temperamentale (affettività negativa, cioè la predisposizione a esperire emozioni negative, e sensibilità all&#8217;ansia, cioè la disposizione a credere che i sintomi dell&#8217;ansia siano nocivi);</li><li>ambientale (abuso sessuale e fisico in età infantile; fumo di sigaretta; eventi stressanti identificabili nei mesi precedenti il primo attacco di panico);</li><li>genetico e fisiologico (familiarità per il disturbo; problemi respiratori).</li></ul><p> </p><p><strong>Interventi e trattamenti</strong></p><p>Non tutti coloro che sperimentano attacchi di panico sviluppano un disturbo di panico, ma coloro che sviluppano un disturbo necessitano spesso di un adeguato intervento. Se non trattato questo disturbo può diventare molto invalidante. Le persone con disturbo di panico effettuano molti accessi al pronto soccorso e possono consultare numerosi specialisti prima di ricevere una diagnosi corretta. Alcune persone possono andare avanti per anni senza identificare il disturbo. Il disturbo di panico è uno dei disturbi d’ansia più trattabili, in quanto risponde positivamente nella maggior parte dei casi sia agli approcci farmacologici sia a quelli psicoterapeutici. Un intervento di psicoterapia cognitivo comportamentale per il disturbo di panico prevede l’implementazione di interventi di :</p><ul><li>psicoeducazione: il trattamento inizia con l&#8217;insegnamento di nozioni relative alla natura dei disturbi d’ansia, alle cause dell&#8217;ansia ed al modo in cui esse si perpetuano attraverso cicli di feedback tra sistemi di risposte fisiche, cognitive e comportamentali. Inoltre vengono fornite descrizioni specifiche riguardanti la risposta psicofisiologica di attacco-fuga ed il valore adattativo dei cambiamenti fisiologici che si verificano durante le reazioni di ansia;</li><li>auto-monitoraggio : necessario al fine di migliorare la consapevolezza di sé ed aumentare la precisione nella auto-osservazione;</li><li>training respiratorio:  una componente centrale nella fase iniziale del trattamento in quanto molti pazienti descrivono i sintomi di iperventilazione come molto simili ai sintomi di ansia;</li><li>training al rilassamento muscolare : durante la procedura i pazienti sono avviati al Training di rilassamento muscolare progressivo al fine di sviluppare abilità di coping necessarie alla pratica di esposizione agli elementi di gerarchie di stimoli ansiogeni;</li><li>ristrutturazione cognitiva: nel corso dell’intervento il paziente diventa abile nel riconoscere i pensieri quali ipotesi piuttosto che fatti e ciò pone le basi per iniziare una disputa ed una sfida dei pensieri irrazionali;</li><li>esposizione : utilizzata per smentire le convinzioni catastrofiche rispetto alla natura dei sintomi ed estinguere la risposta emotiva condizionata a situazioni esterne e contesti di vita. Le modalità utilizzate sono quelle dell’esposizione in vivo e di quella enterocettiva;</li><li>prevenzione delle ricadute.</li></ul><p> </p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p><em>American Psychiatric Association (APA, 2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM–5)</em></p><p> </p>								</div>
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		<title>Ansia per la salute</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2020 12:22:43 +0000</pubDate>
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									<p>Il termine <strong>ipocondria</strong> nel tempo ha assunto delle connotazioni negative, infatti molte persone pensano che chi soffre di un disturbo di questo tipo sia un malato immaginario o qualcuno che trae gratificazioni dal presentarsi agli altri come ammalato. In realtà chi soffre di questo disturbo e spesso veramente disperato, temendo di essere affetto o di poter morire per qualche terribile malattia. Il nuovo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM, 2013) ha sostituito il termine ipocondria includendo il disturbo in una nuova categoria denominata Disturbo da sintomi somatici e disturbi corrlati e denominandolo Disturbo da ansia di malattia. Per comprendere l’essenza di questa problematica, basterebbe riflettere sul disagio che tutti abbiamo avvertito, almeno una volta nella vita, nell&#8217;attesa di risultati di esami medici o a causa di qualcosa di strano notato sul nostro corpo. Il disturbo emerge tuttavia quando le preoccupazioni sulla salute diventano eccessive, sproporzionate e persistenti, nonostante la negatività degli esami effettuati o le rassicurazioni dei medici. Le persone che soffrono di ansia di malattia sviluppano una serie di comportamenti tendenti al controllo ossessivo del corpo, alla ricerca di rassicurazioni continue o all’evitamento di alcune situazioni. Questa fragilità causa un disagio significativo e mette in pericolo la capacità della persona di gestire la quotidianità.</p><p><strong>Storie </strong></p><p>Marco un impiegato di 36 anni entra nello studio di uno specialista cardiologo provvisto di pagine scaricate da internet che descrivono i sintomi di un attacco cardiaco. Dice di non sentirsi ascoltato dal medico di base, il quale afferma che non ha di che preoccuparsi, mentre lui invece teme di avere problemi al cuore che potrebbero causare la sua morte per infarto. Riferisce di essere preoccupato di avere per il cuore, e che potrebbe avere lo stesso problema del padre morto 5 anni prima di infarto. Quando il medico gli chiede quali sono i sintomi che prova, Marco dice di lamentare dolori vaghi al torace ed una fitta al lato sinistro del torace che lo infastidisce quotidianamente. Se gli si chiede quali accertamenti ha effettuato, risponde di aver già fatto elettrocardiogrammi e diversi altri esami, che non hanno evidenziato alcunché, ma il senso di sollievo dopo i referti negativi dura pochi giorni, poi inizia questo pensare che si sia trascurato qualcosa è che questi esami non siano sufficienti a provare l&#8217;assenza del disturbo. Quando lo specialista gli chiede che cosa si aspetta dalla visita, risponde &lt;penso siano necessari ulteriori esami ematici ed un altro elettrocardiogramma, ma il mio medico di base lo ritiene superfluo, e mostra alcune pagine scaricate da internet secondo le quali alcuni esami specifici siano in grado di accertare l&#8217;eventuale presenza di problemi cardiaci, quando lo specialista suggerisce altri approcci, Marco diventa sempre nervoso e termina si alza a lascia lo studio dicendo : &lt;anche lei non mi capisce, cercherò un altro dottore che mi ascolti e mi prescrive gli esami di cui ho bisogno&gt;.</p><p>Luca descrive così lo stato di disagio che ormai lo accompagna da due anni : &lt;Le preoccupazioni ed i sintomi sono apparsi dopo la mononucleosi che ho avuto un anno e mezzo fa. Mi sono sottoposto negli ultimi mesi a numerosi controlli medici a causa di del mio terribile stato di stanchezza che associavo allo sviluppo di qualche patologia, non ancora diagnosticata. Nonostante tutti gli esami abbiano avuto esito negativo continuo a preoccuparmi continuamente. Le preoccupazioni sono causate dalle mie sensazioni fisiologiche di stanchezza e da sintomi vari che stanno condizionando la mia vita, in particolare ultimamente non riesco a svolgere nessuna attività nella mia quotidianità&gt;”.</p><p>Gianna ha 28 anni, è sposata, ma sta vivendo una separazione conflittuale con il coniuge. È infermiera in ospedale ed ha richiesto recentemente una visita psichiatrica . È stata già visitata da un neurologo ed ha fatto molti esami fra cui una risonanza magnetica. Mediamente consulta il medico di base tre o quattro volte a settimana per essere rassicurata circa il fatto di non avere la sclerosi multipla. Le sue rassicurazioni la tranquillizzano solo per poco, poi viene assalita nuovamente dal dubbio di non essere stata capita di aver trascurato di raccontare qualche suo sintomo che ritiene indispensabile riferire per consentire al medico di fare una diagnosi corretta. Due mesi prima si era recata presso il locale pronto soccorso durante un attacco di panico, insistendo con il personale di valutare i suoi sintomi perché aveva il timore di avere la sclerosi multipla. Le rassicurazione del medico furono molto dettagliate in quella occasione, venne detto a Gianna che quei sintomi potevano comparire solo in casi molto rari di sclerosi multipla. E queste situazioni sarebbero state molto difficilmente diagnosticabili. Queste spiegazioni anziché rassicurarla, procurarono un incremento delle sue preoccupazioni, e le diedero la conferma che dovevano essere effettuati ulteriori test per escludere il rischio di sclerosi multipla. Nel corso della visita psichiatrica racconta dei suoi sintomi frequenti ed intensi (capogiri, formicolii e dolori vaghi e intermittenti in varie parti del corpo) affermando di essere sicura di avere la sclerosi multipla. Gianna è affetta da attacchi di panico a causa dei quali ha iniziato a prendere diversi farmaci sempre sospesi a causa della paura per gli effetti collaterali. Afferma nel corso del colloquio con lo psichiatra di aver prenotato la visita a seguito delle insistenze del marito e del medico di base, ma non crede i suoi disturbi siano di natura psicologica. Afferma che il suo non è un problema immaginario e che sta davvero male perché avverte veramente i sintomi che descrive nonostante nessuno la prenda sul serio.</p><p><strong>Disturbo da ansia di malattia</strong></p><p>L&#8217;aspetto centrale del disagio è rappresentato dalla paura di avere una grave malattia che insorge a causa di una interpretazione sbagliata o da un aggravamento improvviso di sintomi fisici minori. Le preoccupazioni persistono nonostante le rassicurazioni e le numerose visite mediche. Mentre la preoccupazione può nascere da un segno o da una sensazione fisica non patologica, tuttavia il disagio dell&#8217;individuo non proviene principalmente dal sintomo in sé, quanto piuttosto dalla sua ansia per il senso, il significato attribuito o la causa del sintomo sperimentato. Gli individui con disturbo da ansia di malattia si allarmano facilmente riguardo la malattia, anche solo sentendo che qualcun altro si è ammalato o leggendo una notizia legata alla salute. I tentativi del medico di rassicurare e alleviarne i sintomi generalmente non riducono le preoccupazioni dell&#8217;individuo e possono addirittura aumentarle. Le preoccupazioni riguardo alla malattia assumono un posto di rilievo nella vita dell&#8217;individuo, influenzando le attività quotidiane, e possono persino provocare invalidità. In queste circostanze la malattia diventa un elemento centrale dell&#8217;identità e dell&#8217;immagine di sé dell’individuo diventando un frequente argomento di conversazione. Anderson, Saulsman, e Nathan, (2011) nella loro guida “Helping Health Anxiety” pubblicata dal Centre for Clinical Interventions, riportano la seguente concettualizzazione del fenomeno dell’ansia per la salute (ed il Disturbo da ansia di malattia). Gli autori sostengono che tali manifestazioni sono caratterizzate anche dalla presenza a carico del soggetto di un particolare set cognitivo (fattori cognitivi) fatto di norme e assunzioni inutili, inesatte o inflessibili riferite alla propria salute (ad esempio &#8220;Devo prendere sul serio tutti i sintomi ed i cambiamenti corporei”; “Devo essere sano e senza sintomi”; &#8220;Devo riferire tutte le nuove sensazioni corporee ad uno specialista&#8221; ecc.). A differenza della maggior parte delle persone, che non presta molta attenzione al disagio connesso ai cambiamenti minimi delle loro funzioni corporee (ad esempio, la frequenza cardiaca, la produzione di saliva ecc.) o agli aumenti o diminuzioni nei loro livelli di energia, le persone con disturbo d’ansia da malattia credono che la loro salute sia in pericolo e diventano ipersensibili al fine di proteggersi. Queste persone tendono a prestare maggiore attenzione (focalizzazione sulle sensazioni) alle sensazioni o ai cambiamenti nei loro corpi, notando cose che altri avrebbero semplicemente ignorato. L’ansia per la salute si attiva quando alcuni stimoli (triggers) si combinano ad una serie di regole sanitarie inflessibili e imprecise o ad assunzioni erronee. Questi trigger possono essere interni (sensazioni fisiologiche) oppure esterni, rilevati dalla persona nel proprio ambiente. Occorre sottolineare che ad innescare la reazione ansiosa intervengono inevitabilmente fattori cognitivi quali l’interpretazione catastrofica delle sensazioni corporee e l’interpretazione catastrofica delle informazioni sanitarie correlate ai sintomi, in conseguenza di ciò il soggetto scatena una risposta di attacco/fuga tipica dell’ansia che porta a modificazioni fisiologiche. I soggetti affetti da Disturbo da ansia di malattia tendono a preoccuparsi per la loro salute, continuando a sentirsi ansiosi e ad impegnarsi in comportamenti di controllo e ricerca di rassicurazioni nel tentativo di ridurre il livello della stimolazione ansiosa. Il soggetto con elevata ansia per la salute si impegna altresì in frequenti e ripetuti controlli del proprio stato fisico (allo specchio per rilevare eventuali segni di asimmetria, zone di diverso colore, o nuovi nei o noduli; ecc.). In alcuni casi, gli sforzi fatti dal soggetto per controllare i segni di malattia possono incrementare gli stessi sintomi o addirittura farne insorgere di nuovi. Mentre il controllo e la richiesta di rassicurazione sono messi in atto per diminuire le sensazioni ansiogene attive, l’evitamento ed i comportamenti di sicurezza rappresentano strategie utilizzate per cercare di impedire al soggetto di sperimentare in futuro la risposta ansiosa. Le persone che soffrono di Disturbo da ansia di malattia in genere cercano di evitare i trigger interni evitando quindi di impegnarsi in attività che conducono a modificazione dello stato fisiologico (ad esempio esercizio fisico, salire le scale, bere il caffè, ecc.) ed esterni, evitando persone, luoghi o situazioni connesse ad eventuali problemi di salute (ad es. professionisti medici o check-up, ambulatori medici, guardare il telegiornale, ecc.). Tali comportamenti di prevenzione, nel breve periodo, forniscono un momentaneo sollievo al soggetto ma, l’evitamento, a lungo termine, causa il mantenimento delle paure peggiorando la situazione. Con il termine di &#8220;comportamenti di sicurezza” ci si riferisce invece ad una forma più sottile di elusione in cui i pazienti sviluppando piani di sicurezza che consentono loro di affrontare la situazione.</p><p><strong>Quanto è frequente e quali sono i fattori di rischio</strong></p><p>La prevalenza nella popolazione a 1-2 anni varia tra l’1,3 ed il 10%. Nelle popolazioni mediche ambulatoriali, i tassi di prevalenza a 6 mesi /1 anno variano fra il 3% e l’8%. Uomini e donne sono ugualmente affetti dal disturbo. Benché i sintomi possano esordire in qualsiasi età più comunemente si presentano sintomi tra i 20 e i 30 anni.. Molti fattori possono intervenire nell&#8217;influenzare la vulnerabilità sviluppare il disturbo; i seguenti fattori sono stati messi in relazione allo sviluppo di ansia per la salute:</p><ul><li>esperienze durante l&#8217;infanzia e background familiare; è stato evidenziato che gli individui cresciuti in ambienti familiari caratterizzati da elevati livelli di stress, conflitti o abusi sviluppano più facilmente disturbi d&#8217;ansia e depressivi;</li><li>apprendimento sociale; l&#8217;apprendimento per imitazione di comportamenti e convinzioni osservati in persone emotivamente e affettivamente significative è un altro fattore importante nell&#8217;influenzare la vulnerabilità individuale;</li><li>esperienze familiari di gravi malattie o morte; frequentemente l&#8217;ansia per la salute appare correlata a esperienze traumatiche, inerenti la morte o gravi malattie occorse ad amici o membri della famiglia, durante l&#8217;infanzia o l&#8217;età adulta;</li><li>fattori biologici; oggi è generalmente accertato che l’ansia e la depressione siano mediate da neurotrasmettitori quali la serotonina e la noradrenalina;</li><li>influenza dei media; spesso i media e internet possono contribuire al manifestarsi dell&#8217;ipocondria in soggetti vulnerabili; articoli giornalistici, programmi televisivi e campagne di informazione riguardanti malattie gravi, tipo il cancro o la sclerosi multipla, ritraggono spesso queste malattie come qualcosa di oscuro, inevitabile, che può colpire a caso chiunque.</li></ul><p> </p><p><strong>I</strong><strong>nterventi e trattamenti</strong></p><p>I risultati di numerosi studi indicano che i trattamenti psicologici strutturati di orientamento cognitivo-comportamentale (TCC) risultano efficaci nel trattamento del disturbo d&#8217;ansia di malattia. Le componenti dei principali interventi di TCC sono :</p><ul><li>la psico-educazione; finalizzata a far comprendere alla persona le caratteristiche del modello tipico del disturbo e delle sue principali componenti, con l’obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza del disagio;</li><li>l’insegnamento dei principi dell&#8217;attenzione selettiva; procedura finalizzata ad istruire la persona sulla possibilità di dirigere attivamente la propria attenzione su stimoli diversi dalle sensazioni fisiche che scatenano la risposta d’ansia;</li><li>l’esposizione e la prevenzione della risposta; messe in atto con l’obiettivo di fronteggiare in maniera graduale le situazioni e le attività evitate senza l’ausilio dei numerosi meccanismi di controllo e rassicurazione utilizzati dalla persona per alleviare l’ansia nel breve periodo.</li></ul><p> </p><p>Gli studi controllati sull&#8217;efficacia di trattamenti farmacologici dell&#8217;ipocondria sono di numero inferiore a quelli relativi alle terapie cognitivo-comportamentali. Il ruolo principale della farmacoterapia quando utilizzata come strategia di intervento, dovrebbe consistere nella riduzione dei sintomi di altri disturbi, per esempio la depressione, eventualmente presenti. I farmaci, ove necessari, dovrebbero essere prescritti al fine di aumentare l’efficacia di interventi concomitanti come la psicoterapia o la psico-educazione.</p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p>Anderson, Saulsman, e Nathan (2011) .“Helping Health Anxiety” . Centre for Clinical Interventions</p><ol><li>Leveni, M. Lusetti, D. Piacentini (2011) . Ipocondria. Guida per il clinico e manuale per chi soffre del disturbo. Edizioni Erikson</li></ol><p>American Psychiatric Association (APA) 2013. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm5)</p>								</div>
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		<title>Webinar Gratuito: DALLE COMPETENZE GENITORIALI ALL’ABUSO SUI MINORI</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2020 19:54:36 +0000</pubDate>
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									<p>Il webinar rivolto a Psicologi e medici, intende un excursus in tema di psicologia e psicopatologia forense circa il concetto di competenze genitoriali nei casi di separazione e divorzio, fino a giungere alle forme di abuso su minori ed il loro inquadramento giuridico e psicologico-forense, si descriveranno le principali metodologie di valutazione in sede di CTU e perizia.</p><h3>Docenti :</h3><ul><li>Dott.Fabio Delicato, Psicologo Psicopatologo Forense e Criminologo;</li><li>Dottoressa Rosa Linda Ricci, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, CTU Tribunale di Napoli Nord</li></ul><p> </p><p>[button url=&#8221;https://formazione.sspbasilicata.it&#8221; class=&#8221;&#8221; bg=&#8221;&#8221; hover_bg=&#8221;&#8221; size=&#8221;0px&#8221; color=&#8221;&#8221; radius=&#8221;0px&#8221; width=&#8221;0px&#8221; height=&#8221;0px&#8221; target=&#8221;_self&#8221;] Iscriviti [/button]</p>								</div>
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		<title>Webinar gratuito:ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE NELL&#8217;OTTICA COGNITIVO COMPORTAMENTALE</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 20:03:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un focus su pensieri, emozioni e comportamenti. Dal concetto di appetito ai significati simbolici e sociali del cibo passando per le principali teorie psicologiche. Il webinar è rivolto a Psicologi, Medici ed operatori del settore. Il Seminario intende offrire ai partecipanti elementi di conoscenza relativi ai modelli psicologici nei Disturbi del comportamento alimentare agli aspetti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sspbasilicata.it/webinar-gratuito-alimentazione-e-nutrizione-nellottica-cognitivo-comportamentale/">Webinar gratuito:ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE NELL&#8217;OTTICA COGNITIVO COMPORTAMENTALE</a> proviene da <a href="https://www.sspbasilicata.it">SSP Basilicata</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un focus su pensieri, emozioni e comportamenti. Dal concetto di appetito ai significati simbolici e sociali del cibo passando per le principali teorie psicologiche.</p>
<p>Il webinar è rivolto a Psicologi, Medici ed operatori del settore.</p>
<p>Il Seminario intende offrire ai partecipanti elementi di conoscenza relativi ai modelli psicologici nei Disturbi del comportamento alimentare agli aspetti ed ai fattori che influenzano il comportamento alimentare, alle relazioni familiari, alla costruzione di significati e valori simbolici connessi al cibo ed all&#8217;analisi dei principali interventi trattamentali in ambito psicoterapeutico.</p>
<p><em>Docente : </em></p>
<p><strong>Dott.ssa Rosa Linda Ricci</strong><br />
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale. Docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia di Basilicata</p>
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